Il mosaico musicale di Federico Sirianni
Targa della critica alla XV edizione del Musicultura Festival: che emozione ti ha dato conquistare il favore di critici e giornalisti?
È stata una sensazione molto gratificante. Credo che in qualche modo sia stato anche un riconoscimento al lavoro svolto in precedenza, da una decina d'anni a questa parte. Un attestato di questo tipo giustifica sforzi e fatiche anche poco ripagate.
E dopo il Premio com'è proseguita la tua carriera artistica?
Tanti concerti, che per me vogliono dire il senso di questo mestiere. E poi la raccolta, la messa a punto, la scrittura dei brani che andranno a comporre il nuovo disco, che uscirà a fine maggio. Si "Dal basso dei cieli", per l'etichetta UPR e conterrà anche il pezzo di Recanati "Alle 7 della sera". Prossimamente sarò al festival internazionale di poesia di genova con un reading musicale dedicato a Pedro Pietri, uno dei più grandi poeti della corrente portoricana a new york negli anni immediatamente post beat generation.
“Alle 7 della sera” racconta storie di immigrazione, che risuonano un po' in tutto il tuo album “Onde clandestine”: cosa ti lega a questo tema?
La lunga frequentazione. A Genova, nel suo centro storico dove ho vissuto per anni, a Torino, dove abito adesso, nei miei viaggi nell'est Europa, oltre alla mia amicizia con numerose comunità rom che mi hanno illuminato con le loro atmosfere musicali e culturali.
La tua musica è contaminata da suoni e atmosfere che arrivano da tutte le parti del mondo. Come nasce la tua ricerca musicale? Quando una cultura musicale ti conquista ed entra a far parte delle tue canzoni?
Mi piace pensare ad una geografia della musica, o a una musica geografica. Vorrei riuscire, riprendendo e filtrando atmosfere musicali di varie parti del mondo, a dare le sensazioni che quei luoghi hanno dato a me. E, in questo contesto, scrivere poi le storie, le narrazioni che, alla fine, fanno una canzone.
Da quello che si legge sul tuo sito e sul tuo blog (federicosirianni.splinder.com), i paragoni che attribuiscono più di frequente riguardano cantautori come Paolo Conte o Vinicio Capossela. A chi si sente più vicino, artisticamente parlando, Federico Sirianni?
La condanna di chi lavora nella musica e non è particolarmente conosciuto, è quella di essere accostato più o meno giustamente a qualche “modello”. A me piacciono sia Conte che Capossela, ma mi sento molto diverso da entrambi. Se posso citare una persona che ha influito sul mio modo di scrivere, dico il mio amico genovese Max Manfredi.
Per tornare al festival: un motivo per cui consiglieresti ad altri giovani artisti come te di partecipare al Musicultura Festival ed un per cui lo sconsiglieresti…
Per come è andata a me non trovo nessun motivo per sconsigliarlo, anzi l'ho suggerito a diversi giovani autori. La ricordo come una bella esperienza, condivisa insieme agli altri vincitori, con cui sono rimasto tuttora in contatto. Bello, no?
Immagino... ! Grazie Federico.



