Azioni sul documento

Sciuscià Blog

Up one level

Il blog per raccontare il Festival in tutte le sue fasi, dalle audizioni fino alle serate finali. A cura della Redazione di Sciuscià.

Teatro Persiani.
Seconda tappa per Musicultura 2013. Il tour di Musicultura giunge anche quest’anno alla seconda tappa. I finalisti, i magnifici 16, come ribattezzati da qualche Sciuscino, arrivano snocciolando versi leopardiani al Teatro Persiani di Recanati. E’ una conseguenza un po’ inevitabile del passeggiare fra palazzi e stradette che trasudano storia e arte, dicono in molti. La poesia del momento è un puzzle di immagini. L’entrata di signore distinte e autorità incravattate rima con i passi sulle pedane di legno del backstage. Calcagni intacchettati sul tappeto rosso all’entrata sfilano proprio accanto alle sneaker e agli anfibi di qualche giovane artista. Nel passare, è un clunk sordo e profondo come un gong senza vibrazione, lancetta e metronomo di una serata luminosa di lampadari incristalliti e lampadine scoperte. Il brulichio posato in platea bacia con il tramestio dietro le quinte. Un affastellarsi di jack, contrabbassi, giovani menti in fibrillazione per la musica. E al centro: la siepe, il palco. Che da tanta parte di Musicultura il guardo dello spettatore esclude. Se per qualche bizzarro scherzo della fantasia si riuscisse a scoperchiare idealmente il Teatro persiani, un po’ come un mezzo Godzilla che si diverte a levare il tetto a mo’ di coperchio a una scatola, si vedrebbero chiaramente questi due universi che corrono paralleli a tangersi solo sul palco, nella performance, nello spettacolo. Spettatore, e “spettato”. La musica che si fa, che si mostra, che nel mostrarsi è mostrata a un pubblico capace di vederla mostrarsi, di valutarla, rimetterla nelle mani dell’artista con un applauso o una critica. E già nel ritorno al suo fautore, una musica che è quindi cambiata, plasmata dalla platea come in un insieme e un corpo solo.
Concerto_dei_finalisti
Cronaca del IV tipo del concerto al Teatro Persiani di Recanati “Lui sì, lei no, loro no, questi…..questi si…” Ecco come gli addetti ai lavori hanno conosciuto i nomi dei sedici finalisti, in quella stanzetta in alto nella sede di Musicultura a Macerata. Un mercoledi sera invernale qualunque. Solo questa sera abbiamo potuto applaudirli come non vedevamo l’ora di fare, quando Piero Cesanelli li ha presentati uno per uno. Pronti a scoprire chi sono? Bene, cari lettori è l’ora dello spettacolo: Luci! “No, tu?!” Dice entusiasta Gianluca Massaroni a Ilaria Pastore. L’ha intravista tra un violoncello e le bottiglie dell’acqua ed è corso ad abbracciarla. Non posso distrarmi ulteriormente su questa adorabile rimpatriata, perché ecco che arriva lui, Ducadombra. So che devo intervistarlo dopo il sound check e tutti mi hanno fatto notare che “lui è un po’ strano”. Strano lo è senza’altro con quel look e quella musica così particolari. Luci! Sono le 18.30 quando gli Os Argonautas arrivano a teatro. Federica D’Agostino, voce, dal palco si volta verso le quinte, mi vede da uno spiraglio e mi saluta trepidante. Dal palco. Si è voltata. Era solo un piccolo spiraglio. Magia! Musicultura! Non ci credete? Chiedetelo a Roberta Giallo, che quando ieri mattina sul suo romanzo ammazza-tempo ha letto a proposito di Recanati c’è rimasta incantata, ma quando poi questo pomeriggio nei camerini quel libro le ha parlato anche del teatro Persiani, beh, non ha certo creduto a una semplice coincidenza! Luci! “Si saranno mica dimenticati di me?” Chiede WistonMcNamara durante la conferenza stampa, preoccupato per non vedersi ancora nel videoclip di presentazione dei finalisti. E come potrebbero, impossibile non notarlo uno “scriteriato artista” (come direbbe il nostro Cesanelli)così! Si perché c’è stata una conferenza stampa preliminare al concerto, una noia, inutlie a dirsi, ma mentre si alzavano di volta in volta uno per uno, Simone Cicconi di Macerata, Alfredo Marasti, i Flexus, Margherita Vicario, è stato solenne a vedersi, vinca chi vinca. Luci! Alessio Arena ha fatto il suo spettacolo, ma ci ha tenuto a precisare (già lo puntualizzava con chiunque durante il pomeriggio) che in realtà ha dieci anni in meno di quelli che gli abbiamo dato noi della stampa. Sguardo d’intesa fra gli sciuscini colpevoli della gaffe: diversivo: “In bocca al lupo Gabriele, stanco?” Gabriele Dorme Poco è l’elemento che ci fa uscire dall’imbarazzo. Anche lui ce l’ha fatta ad essere a Recanati stasera. Questo e tanto altro il concerto a cui ho assistito oggi per tutto il giorno: sviolinate di buon augurio, scale vorticose di sorrisi e chiacchierate, arpeggi di voci che si scaldano, di sguardi che si sorridono e una gioia, una gioia vera per tutti, che si riesce quasi ad odorare per le sale. Cassandra Raffaele, L’Arcano Patavino, Alice Clarini, i Mutante. Tanti volti fra la gente che ha affollato il Persiani, ma quelli li noti, è come se luccicassero. Buio in sala. Fuori anche. Come sempre un grande spettacolo Musicultura, gli applausi sono stati abbracci di speranzosi arrivederci. C’è scappata anche la lacrima. MARIA SILVIA MAROZZI
"Aperitivo" con Edoardo De Angelis
Non so se è perché ormai siamo “in zona” carnevale, o perché oggi è stata l'ultima serata di Audizioni Live, o per l'esibizione molto commovente di Edoardo De Angelis, ma questa domenica è stata veramente ricca di emozioni e di sorprese. Non so se è perché ormai siamo “in zona” carnevale, o perché oggi è stata l'ultima serata di Audizioni Live, o per l'esibizione molto commovente di Edoardo De Angelis, ma questa domenica è stata veramente ricca di emozioni e di sorprese. Stasera è stata la volta di 4 auzionanti, (non 5 come di consueto, Stefano Scandaletti non ha potuto presenziare) ovvero Kalika, Adriano Iurissevich, Domenico Protino e Ilaria Pastore (quest'ultima è stata insignita del premio “Un Certain Regard” alla migliore interpretazione della serata). Ma nonostante la bravura dei concorrenti, che come sempre ci hanno intrattenuto con la loro musica originale e innovativa, l'attenzione è stata monopolizzata dall'esibizione di Edoardo De Angelis, che è stato presente anche nelle serate di venerdì e di sabato in veste di giurato d' eccezione, ma che solo stasera ci ha incantato con una sua performance live. L'artista romano ci ha deliziato con alcune delle sue canzoni più famose, tra cui “Mia Madre Parla a Raffica” (che ha dedicato all'amico Piero Cesanelli), “Stella di Davide”, “Una Storia Americana”, la romantica “Vento” e in conclusione probabilmente la canzone più famosa di De Angelis “Lella”. Tutti in sala erano sotto l'incantesimo della sua musica, forse anche grazie all'intimità con cui i brani sono stati eseguiti, solo voce e chitarra. De Angelis non ha mancato di omaggiare il suo amico e collega Lucio Dalla e ha anche ricordato un altro suo celebre collega, Fabrizio De André. Di sicuro l'esibizione di Edoardo De Angelis è stata una conclusione degna per la prima fase del festival di Musicultura. Ci vediamo a marzo! [di Silvia Serafini]
Titoli di coda
Titoli di coda per le Audizioni Live All’ultimo applauso, per Edoardo De Angelis, all’ultimo ringraziamento di Ezio Nanni Pieri, all’ultima nota di Ivan Graziani ancora vibrante, le luci della Filarmonica si spengono. Una breve sequenza di attimi che nell’aplomb dell’oscurità appongono un sigillo su queste nove serate di Audizioni Live. Con lo sguardo già rivolto al prossimo appuntamento, rigorosamente a Recanati per l’”annunciazione” della rosa dei 16 finalisti, ogni sciuscino tira le somme della prima tranche delle sue fatiche. E non è che sia poi così semplice. Sì, dire 45 audizionati, 3 weekend di Live, 4 ospiti di prestigio come Paola Turci, Roberto Ciotti, Giovanni Block e dulcis De Angelis in fundu, minimo 5 interviste a capoccia, qualche blog o resoconto in proporzione variabile, decine di foto, 27 ore sottratte allo studio di materie ed esami vari… pare abbastanza preciso. Semplice, coinciso, ed abbastanza esaustivo, no? Il problema è che il lavoro di uno sciuscino non è validamente quantificabile in bilanci approntati sul numero di ospiti o di minuti rubati allo studio febbrile pre-esame. E allora, dite, come la mettiamo? Gira che ti rigira, un metro non c’è. Si Potrebbe Addizionare i secondi nel back stage, in una totale oscurità lievemente stemperata da qualche fonte di luce di fortuna, alle microescoriazioni sulla retina che ogni minuto passato a digitare procura quando non si sbattono le palpebre; poi potremmo sottrarre qualche mezzoretta dedicata a un frugale pezzo di pizza, se così si può definire. Potremmo Racchiudere in un paio di parentesi le caramelle pescate dal piattino in sala stampa, e spero proprio concediate di semplificare con una bella sbarra le piccole figuracce che ogni buon sciuscino si accorge di fare nell’istante in cui capisce di non aver capito quale artista debba intervistare. Ma poi si riprende, e chiede, e richiede, e tallona, e sbobina, e pubblica, e dov’è Cesanelli ché lo intervisto, e dov’è la password del blog ché l’ho persa e dov’è la penna e dov’è la connessione internet ché non riesco ad aprire Explorer e c’avete una chiavetta USB? Da sciuscina, vorrei farvi provare quant’è bello scrivere bello dopo l’uguale. L’equazione polinomia di fatica, lettere e passione che si riduce all’unico denominatore di un GRAZIE su un palco. E non sono i dieci minuti di gloria, quanto l’espressione, la formulazione stessa di quelle cinque lettere. Ci hanno ringraziati, quest’anno. E direi che ai 45 audizionati, alle 27 ore, ai 4… insomma tutte quelle cose belle che Musicultura fa, sono da, addendum, le cinque lettere di un grazie.
Gare musicali, di biglie e di sguardi
Gli sciuscini sono al lavoro, tra audizionati da intervistare, block notes sparsi qui è lì, penne all’opera per tracciare i profili dei cantanti che si stanno esibendo. Si percepisce l’aria di chiusura delle tre settimane di Audizioni Live Gli sciuscini sono al lavoro, tra audizionati da intervistare, block notes sparsi qui è lì, penne all’opera per tracciare i profili dei cantanti che si stanno esibendo. Si percepisce l’aria di chiusura delle tre settimane di Audizioni Live. Il pubblico è partecipe, nettamente coinvolto dalle esibizioni. Tra la giuria, impeccabile, si intravede Edoardo De Angelis, ospite d’eccezione di queste tre ultime serate. “Diamo il nostro saluto, sul palco, a Roberto Giordi”. Così ascolto il brano. “Fu la coscienza, un attimo, di esser su una biglia scagliata a folle corsa dentro l’oscurità, sentii la rotazione, il rombo dello spazio, la magica vertigine della velocità”. Non so spiegarmi il perché, mi torna in mente un ricordo. C’è un bambino sulla spiaggia, in compagnia del padre e dello zio. Sparse sulla sabbia, biglie rotolanti si incrociano l’una con l’altra. Il cappello del ragazzino copre il caschetto anni ’90 e devia i deboli raggi del sole, così da non arrossire il suo volto, concentrato nella gara come se fosse la più importante della sua vita. Biglia rossa, verde, blu. Una strana sensazione di nostalgia mescolata a malinconia…la sento scivolare come la sabbia che sfugge dai pugni semichiusi di quel bambino. Il mare si erge come sfondo, contribuendo, con il suo azzuro limpido, alla visione pitturesca di una foto che pochi anni dopo ritrovi tra la dita. È difficile credere che si potrebbe tornare indietro nel tempo, ma la Musica mi sta offrendo il suo contributo affinché ciò sia possibile. Che strano! Credo di riconoscere tutti gli sguardi. Da una “biglia” evocata in una canzone, eccomi in una spiaggia abruzzese colma di gente. Nel frattempo, qui in teatro, scricchiola il pavimento, la penna vibra sul foglio e mi distraggo dall’osservare chi, passando qua e là, si adopera per l’organizzazione di Musicultura. Sulle scale si posizionano i Mutante, duo che da poco si è esibito sul palco. In redazione c’è chi trascrive le interviste e chi siede alle postazioni dei computer. Incontro una band che la scorsa serata ha partecipato alle Audizioni live e, vedendomi concentrata nello scrivere, mi propongono un finale, per questo mio blog. Allora, vediamo…più o meno era “Gli Avast : Musica = Leopardi : Felicità”. Poetica, sicuramente! [di Lucia Santarelli]
Insolito indovinello
Parte la sigla. “Il chitarrista” mi fa pensare alla mia piccola Teramo, città natale di Ivan Graziani. Poi, si accendono le luci. Sono al Teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata, per la sesta giornata di Audizioni Live. “Ma la musica può solo vincere Ti fa piangere e poi ti fa ridere Ti trasforma in un pazzo più saggio di quello che sei Ed io sono qua Nella musica Che non morirà La mia libertà” (La Musica – JFK e La Sua Bella Bionda) Parte la sigla. “Il chitarrista” mi fa pensare alla mia piccola Teramo, città natale di Ivan Graziani. Poi, si accendono le luci. Sono al Teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata, per la sesta giornata di Audizioni Live. La Musica, proprio come si evince dal brano degli JFK e La Sua Bella Bionda, è sempre protagonista a Musicultura. Si scorgono, tra il pubblico, occhi scrupolosi, curiosi, catturati dall’esigenza di una qualche emozione. Ci si sente liberi di ascoltare. Ognuno può rende personale una canzone, riconducendola al proprio vissuto. Ci si immedesima nella musica, nelle parole, negli sguardi di chi canta, suona e di chi rende questo festival tanto importante. Il concetto di libertà potrebbe formare un binomio, in parte inscindibile, con la musica. Ciò accade quando siamo noi gli ascoltatori! Una canzone può trattare vari temi ma il significato più intenso si può trarre grazie alle nostre considerazioni. Un suono particolare può rievocare alla mente momenti già vissuti, persi, abbandonati per un po’…poi, grazie alla musica, ritrovati lì, dove erano e forse, dove son sempre stati. Tu, ascoltatore, noi hai bisogno di nient’altro che un po’ di distacco dalla realtà. Adesso ti immedesimi in un brano, poi ti ritrovi catapultato in un'altra canzone, oscilli tra esperienze diverse create dalla tua immaginazione. Probabilmente è questo il potere che la musica ha su di noi! Dunque…non siamo più noi a scegliere? È forse la Musica che sceglie noi? Non riesco più a rispondere o a rispondermi. Mi potrei convincere che sia io a scegliere la mia musica oppure che è la musica stessa che sceglie me. Non trovo una via di uscita tra questi indovinelli insoliti! Mi trovo in bilico tra pensieri che risuonano in testa. “Risuonano”… ecco che, involontariamente, rievoco la sfera musicale. Lontana mille miglia dal rispondere alle mie domande, cito un aforisma di Shakespeare, letto un po’ di tempo fa. “La musica... la musica. Quella che hai in gola e butti fuori e quella che hai in gola e tieni dentro. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei. Quella che ti fa trattenere il fiato come davanti al crollo di una diga.” Nel frattempo ascolto “La Musica” dei JFK e La Sua Bella Bionda. Come un flash. Adesso penso di aver trovato la risposta! [di Lucia Santarelli]
Filare alla Filarmonica: parte seconda.
Il ritorno alla Filarmonica. Sciuscini per caso ( ma non troppo) atto secondo. Ritornare fra gli stucchi dorati della Filarmonica fa un grande effetto, assicurato. Il buon vecchio lucido pianoforte al centro della sala non c’è più, i compagni di viaggio sono nuovi, il premio quest’anno si chiama Un Certain Regarde ( che, per onestà di cronaca, non è stato assegnato questa sera), e ultimo ma non ultimo, c’è una bella new entry alta due metri, con un elegante completo nero di puro sagomato. “Mettici la faccia”. La luisona al baretto è stata sostituita da un più politicamente corretto espositore di praline al fondente, nocciolato o rhum (l’anarchico della compagnia, s’intende). Lo splendore, però, resta. I marmi, e il palchetto in penombra oltre le colonne d’ercole della scalinata, e i tappeti che verrebbe di camminarci canticchiando di una vita in rosa, e le frange delle tende di velluto dorato. Poi ci sono gli artisti. JFK e la sua bella bionda, Diego Esposito, Stefania Spina, Sabrina Sadile, Dario Coriale, gli audizionati di questo 27 gennaio. Cambiano i nomi, e i volti, e gli strumenti sul palcoscenico, e i richiami al folk, al rock, al cantautorato, a Bob Dylan, a Tiziano Ferro purtroppamente, agli Aristogatti, all’insalata russa e ai pneumatici forati. No, davvero, non che ci abbiano scritto una canzone, è solo che conviene un po’ sbracciarsi con l’immaginazione, ogni tanto; e nella camicia della cantante … toh, vedi se non ti compare l’adorabile miscuglio gastronomico bardato di colbacco, vedi se non trovi il fil rouge con la cravatta carminio del pianista, col basso compassato di qualcuno, con la scarpetta rossa sopra un mucchio di altre. E sì, oggi è la giornata della Memoria. Smemorati che siamo, ricordiamoci di quant’è bella la passione. Cuanta pasion en Filarmonica, cuanta pasion.
La musica: il mezzo migliore per poter volare.
"E’ il sogno di volare e poi respirare di più E’ il sogno di gridare per ricominciare e andar su E’ il sogno di volare per non ritornare quaggiù E’ il sogno di gridare per volare ancora più su " "E’ il sogno di volare e poi respirare di più E’ il sogno di gridare per ricominciare e andar su E’ il sogno di volare per non ritornare quaggiù E’ il sogno di gridare per volare ancora più su " Il sogno di ogni uomo: quello di volare, quello di andare oltre i limiti, di superarli, di oltrepassarli, di scavalcarli e di sentirsi liberi, senza freni. Quale modo migliore per iniziare questa seconda serata del secondo weekend di audizioni e soprattutto in un sabato sera gelido? A mio modo di vedere Grazia Negro con la sua voce, con la sua tromba e con la sua fisarmonica è riuscita con questo pezzo a scaldare l'atmosfera e ha toccato una corda che può essere comune alla maggior parte di noi esseri comuni mortali. Volare...volare...volare... D'altronde cos'è la musica se non un continuo viaggio con la nostra fantasia, con la nostra mente? Grazie alla musica riusciamo a vedere ogni cosa anche quella più remota, anche quella più impossibile da toccare, anche quella più impossibile da raggiungere. La musica ci dà la possibilità di sognare, di fantasticare, di creare nella nostra mente mondi irreali, dei mondi intoccabili, dei mondi irraggiungibili. La musica, proprio lei, ci permette di volare, volare lontani grazie alle ali che si spigano dalle note degli strumenti e dalle vibrazioni intense di una voce che canta e che si ammanta di suoni anche diversi tra di loro. E in questa serata di audizioni tutti i concorrenti che si sono esibiti sul palco ci hanno aiutato a volare, a viaggiare spaziando da un luogo all’altro e parlandoci di popoli, di costumi, di società e culture diverse. Una tanto bella quanto significativa esibizione quella che ci ha accompagnato questa sera. Grazie ad ognuno di loro, tutto quel gelo che fuori da questo teatro si radica nelle ossa grazie a quelle note così sottili, così intense, così profonde quel gelo si è sciolto come neve al sole riscaldando quelle stesse membra che si sono congelate. La musica è volare! [di Lucia Marcolini]
saturday night live
Anche questo sabato sera di audizioni live volge al termine, e porta via con sé altri cinque Musiculturisti, ma non prima di averci regalato emozioni nuove e attimi di poesia. Anche questo sabato sera di audizioni live volge al termine, e porta via con sé altri cinque Musiculturisti, ma non prima di averci regalato emozioni nuove e attimi di poesia. Come sempre, gli artisti si sono susseguiti uno dopo l'altro sul palco, facendoci scoprire nuovi orizzonti della musica italiana, e in quest'impresa riesce magistralmente Grazia Negro che, tra gli altri brani presentati, si esibisce con un pezzo dal sapore molto folk, “Pizzica Apoeira” in cui fonde amabilmente due mondi musicali apparentemente molto distanti, come quello della musica popolare salentina e quello dei ritmi e delle musicalità brasiliane. Il secondo sul palco è l'artista dal nome più curioso della serata, Gabriele Dorme Poco, che con le sue sonorità particolari che spaziano tra il cantautorato italiano e l'indie-pop, ci presenta alcuni dei suoi brani, uno dei quali ha spinto l'artista a iscriversi proprio a Musicultura. Lo segue, direttamente dalla Sicilia, Mimì Sterrantino, che in un suo brano condivide con noi la sua scoperta e (re)interpretazione della musica gipsy del popolo nomade Rom. Malamela entra in scena con i suoi suoni particolari creati in studio (infatti solo il basso è stato suonato dal vivo), ma non per questo la sua performance è stata meno coinvolgente, e a fine esibizione ci confida di essere in dolce attesa. A chiudere la serata ci pensa Francesco Picciano, con la sua musica orecchiabile e irriverente e i suoi testi divertenti. [di Silvia Serafini]
...TIC - TAC...
"Scorrerie" alla Filarmonica, rincorrendo i tempi di Musicultura 2013

20.28

Il fermento che si mal cela dietro l’attesa che lo spettacolo abbia inizio è curioso. Tic- tac dell’orologio e di scarpe ai piedi di tecnici, artisti in anticipo e poi beh, anche quelle di noi sciuscini indaffarati!

21.30

Dopo appena un’ora tutto è cambiato: la sala pullula di gente come al solito e Grazia Negro sta facendo grande musica con trombette, cembali, fisarmoniche e grida. Grida incredibilmente melodiche!
E’ questa la magia di Musicultura: un’audizione può diventare uno show, artisti si danno il cambio e cambiano anche l’atmosfera della sala. Dalla mia prospettiva laterale stile “quelli che stanno lavorando” sento molto e vedo ben poco; ma la platea riflette ogni singola faccia che sale sul palco e offre, sensibilmente, la percezione del momento.
Tic- tac, rifletto sul potere degli artisti nel vero senso della parola, nel far cambiare stanza al pubblico lasciandolo seduto.

22.00

Tic-tac di tacchi d'artista: è l'ora dell' intervista! Il chiasso del foyer ci invita verso le altre ale del teatro. Verso il bar del teatro. Un drink che solitamente non berremmo mai è in questo caso la prima scelta, per sentirsi ingenuamente più eleganti intrattenitori, piuttosto che giornalisti alle prime armi. Poi ci si sistema su quelle comode poltrone davanti al registratore e un tavolino basso e si finisce a parlare come con un amico. Un ragazzo ci prova ad impostarsi, ma quasi mai ci riesce, ed è meglio così.
Tic-tac, scoprire che le tue scarpe hanno lo stesso suono di quelle di un cantante.

22.45

Le sale del Teatro Filarmonico hanno un fascino antico, in cui immergersi e passeggiarci è delizioso. Per qualche giorno l’anno tutto questo sfarzo è aperto al pubblico….Sì, ficcare il naso in giro è proprio il primo pensiero, perfettamente naturale!
Tip- tap frettolosi; le scarpe degli sciuscini si affrettano frenetiche nel backstage, dietro il palco, in sala stampa e in sala musica.

23.00

“Tic-toc, è il tempo passato”; lo canta pure Malamela in “Casa Grande”! E alza sorprendentemente (sorprendentemente per me, che ho dato come tema di questo blog il ticchettare!) un orologio, facendo scorrere le lancette al contrario, chissà perché. Forse perché questa serata vorrebbe non finire mai?....
Tic-tac…tic…toc….tac…rifletto sulla magia di Musicultura!


23.30

Le lancette aspettano il verdetto finale, il premio “Un Certain Regard” della critica.
Piero Cesanelli prende parola…tic-tac, tica-tac-tac….Ebbene questa sera, signori, nessun premio.
Bravi tutti.


M.Silvia Marozzi

Breve romanzo di un’audizione
"Signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista…”. di Antonio Di Carlo

Prologo.
3, 2, 1, via! “Signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista…”! E con il mitico jingle del buon vecchio Ivan Graziani, compagno di viaggio immaginario della ventiquattresima edizione di Musicultura, si apre il secondo week-end di audizioni live alla Filarmonica maceratese.

Trama.
Cinque giovani proposte, come ormai di consueto, si metteranno alla prova dinanzi alla giuria. Ma chi sarà il più intrigante della serata? Ovvero, chi vincerà il premio Un Certain Regard per la migliore interpretazione? Che dire… Stasera c’è davvero di tutto. Ci sono: un veterano del festival, un gruppo tropical, un metallaro maceratese, un partenopeo-catalano sognatore e un'attrice che ha recitato addirittura con Woody Allen. No, non è l'inizio di una barzelletta. E' una serata di audizioni particolare…

Capitolo Frei. Veterano di Musicultura.
Frei, romagnolo, già finalista di Musicultura 2012, si ripresenta coi brani 'La notte', 'Le mie manie' e 'L’universo qui'. La sua esibizione è impeccabile; la giuria lo conosce bene e c’è aria di premio.

Capitolo Argonautas. Un’altra dimensione.
Poi ci sono gli "Os Argonautas", un gruppo venuto dalla Puglia. Salgono sul palco bagagli alla mano, accompagnati dal rumore di un treno in partenza. Così esordiscono col brano, 'Nella valigia'. Tutto d’un tratto il teatro s’inonda di un ritmo tropicale; e nel testo c’è tutta la malinconia di chi non vuole partire, verso un viaggio che forse potrebbe cambiarti la vita. "Forse è che” – cantano – “nella valigia non bisogna metterci i sogni, sia per le grandi partenze che per i grandi ritorni”. Il loro stile ci ricorda molto quello di Caetano Veloso, cantautore e chitarrista brasiliano, esiliato dal regime militare instauratosi nel suo pese dal '64 all'85, contro il quale lottò proprio attraverso la sua musica. E gli "Os Argonautas" ce lo dicono chiaro e tondo: “Lo spirito rivoluzionario dell’arte non cambia col tempo. Ci sono delle costanti che rimangono invariate nella storia e il tropicalismo è un contenitore d’istanze di tutto il mondo, di tante contaminazioni, di tante elementi che noi percepiamo e trasformiamo in musica”. Ciò, infatti, è più che palpabile in un’altra loro canzone: 'Lo Stivale', con un chiaro riferimento alla nostra Italia che “scivola” come una barca. Già, c’è aria di premio anche qui!

Capitolo Simone Cicconi. Lucida Follia.
Passare da un clima tropicale, quasi onirico, ad un ambiente profano e metallaro, non sarà stato semplicissimo per le genti di una certa età presenti in sala. La causa di questo sbalzo termico-sonoro è Simone Cicconi, la terza proposta. Gioca in casa. E si vede: la curva Cicconi è tutta schierata nelle ultime file del teatro e ad ogni stacco musicale è un boato. Il ritmo è metallico e i testi interamente incentrati su figure di donne che lo fanno impazzire. 'Dimmi perché (ti sei innamorata di me)', 'Privè (solo mia)' e 'Cuore elettronico', ci hanno fatto senz’altro sorridere e divertire. A proposito! Voglio, riportare per forza la nota ai suoi testi, i motivi ispiratori: “Queste canzoni nascono da una cocente delusione amorosa… Non è così inusuale ritrovarsi catapultati in una inaspettata adolescenza di ritorno… Ora, quelle della tua età, che sono rimaste single, sono strane ombre femminili che fluttuano tra la nevrosi e la pazzia totale… Questi pezzi sono popolati di queste creature vittime di se stesse, che però anelano ad assurgere al ruolo di carnefici”. Simpatico, no?! Per fortuna che poi, alla fine dell’esibizione, parlando con la giuria ci ha rassicurati: “Finalmente ho trovato qualcosa di diverso e sono felicissimo”. Bè, allora auguri!

Capitolo Alessio Arena. Lu scugnizzo sognante.
La sfortuna ha voluto che durante la sua prima canzone il microfono smettesse di funzionare. Ma durante questo problema tecnico la giuria ha approfittato per farci due chiacchiere. Alessio Arena ha raccontato che la sua vita si divide fra Napoli e Barcellona e che la catalogna gli ricorda molto l’Italia. Ma poi il microfono (era ora!) ha ripreso a funzionare e ci ha potuto raccontare molte cose nella maniera che certamente preferisce. 'La canzone delle mani aperte', 'Vocca e rummore', scritta e cantata nella lingua che usa “anche per parlare con dio” (il napoletano) e 'Tutto quello che so dei satelliti Urano', sono stati i suoi tre brani proposti. Proprio nell’ultimo ho potuto rilevare il suo spirito sognante… Ci dice che quella canzone, parla di un accadimento eccezionale visibile in cielo solo da due civici, uno Madrid ed un altro a Napoli (probabilmente si tratta di due sue dimore internazionali): appare Urano, con tutto il suo esercito di satelliti.

Capitolo Margherita Vicario. L’attrice.
Lei viene dal teatro e dal cinema; e si vede che è proprio affascinata dalla musica intesa come spettacolo. La bella romana, Margherita Vicario, nei suoi testi ha mischiato difatti, parti recitate con parti cantate. La sequenza dei suoi tre pezzi suona quasi come una trilogia che vede come attrice protagonista una giovane ragazza dialogante con un ragazzo, innamorato di lei. Presentare 'Il sirenetto', 'Nota bene' e 'Per un bacio' a Musicultura è stato “un’azzardo”, confessa alla giuria. Direi ben riuscito! Ho pensato che anche lei avrebbe potuto ambire al premio della critica.

Capitolo ultimo. Il premio ‘Un Certain Regard’. The winner is OS ARGONAUTAS.
Probabilmente perché sono stati una vera novità musiculturale, o più semplicemente per l’ottima produzione di un suono tropicale. Certo è che il premio se lo sono meritato. Ricordiamo sempre, però, che questo premio, assegnato dalla giuria alla migliore interpretazione, non garantisce l’accesso automatico nei magnifici sedici.

Epilogo. Special Guest, special blues.
Il venerdì, che nel fine-settimana scorso aveva inaugurato le audizioni con Paola Turci, questa volta ha come ospite speciale nientepopodimeno che il mitico italian blues man Roberto Ciotti, che in un batter d'occhio ha inebriato di un blues, mischiato a tratti al funky, il Teatro della Società Filarmonico-drammatica della Città di Macerata. Quest'ultimo ha risposto immediatamente, incalzato, battendo le mani a ritmo! Un lieto fine, che ci ha lasciato col cuore gonfio di blues.

Al prossimo venerdì!

Antonio Di Carlo

Ezio Nannipieri. Lo skipper al giro di boa
Nel pieno del secondo week end delle audizioni il vicepresidente di Musicultura si racconta ai microfoni di Sciuscià. Dalle pre-selezioni, con 1200 pezzi ascoltati, passando per l'impervia scelta dei 45, fino al vento in poppa del primo week end. Tutto questo, tracciando la rotta della Barca che solca i mari inesplorati della musica cantautorale italiana...

Dopo le prime tre serate, è rimasto soddisfatto dai cantanti che si sono esibiti, e in generale da come sono andate le serate stesse?

Io direi proprio di si. Ho avuto modo, non solo io, di stupirmi delle proposte che sono arrivate. E’ bello non sapere da quali artisti sarai sorpreso. Il livello medio è molto alto, non solo degli audizionati, ma anche di chi non arriva alle audizioni. La parte bella è rimanere stupiti da ciò che non ti aspetti.

Come è stato dover scegliere tra i vari pezzi che vi sono stati inviati nella fase che precede le audizioni?

E’ stato difficile dover dec12idere tra tante canzoni e artisti che si sono presentati alle selezioni e ridurli a un numero molto inferiore?
E’ un lavoro di pazienza e di tenacia: abbiamo ascoltato circa milleduecento canzoni per il concorso, anche se in realtà saranno diecimila. Trovi sempre qualcosa di interessante anche attraverso internet ,che ti consente di spaziare a piacere. La quantità di canzoni che si va ad ascoltare è enorme, e si tratta di diluirle giustamente nel tempo, come in un pranzo o in una cena troppo abbondanti, rischi di non sentire più i sapori. Riguardo la scelta definitiva, è un modo di prendersi delle responsabilità, sapendo che c’è un margine di opinabilità nelle scelte. Si tratta di prendere decisioni oneste per la propria coscienza, senza ritenersi infallibili.

Riguardo al festival di Musicultura, avete mai pensato di apportare modifiche ai meccanismi che lo regolano, o ritenete che sia già un festival consolidato che non ha bisogno di ulteriori revisioni nel corso degli anni?

In realtà la formula si è evoluta nel tempo e continuerà a farlo visto che la trasformazione, come lo è nella vita e nel concorso in generale, è la risposta giusta. Infatti prima le audizioni non c’erano e non c’era neanche un premio finale in denaro consistente. Negli ultimi anni ad esempio, pur rimanendo fisso il comitato artistico di garanzia composto di personaggi autorevoli del mondo della musica e della letteratura, che sceglie sei proposte tra i sedici finalisti, una sorta di garanzia di qualità, però è entrato di prepotenza dall’anno scorso facebook come canale di votazione. Non ci sono sicuramente porte chiuse alla trasformazione delle modalità con cui il concorso si svolge, restando fermo che la trasparenza, la correttezza e la serietà, non la seriosità, credo che siano i perni con cui il concorso è importante che si muova.

Francesco Bacci

Tutto cambia e resta uguale
E siamo di nuovo a venerdì sera, nella prima serata del nuovo “round” di audizioni del festival di Musicultura. Cambiano i volti, cambiano le canzoni e cambiano gli strumenti, ma l’atmosfera resta la stessa. La magia delle note, delle parole pronunciate soavemente o proclamate a gran voce dagli artisti sul palco, non possono che riuscire sempre a stregare volta dopo volta il pubblico che incantato assiste, gioisce e pensa al grande spettacolo a cui ha appena assistito. Le storie cambiano sempre: c’è chi scrive una lettera in nome della compagna del grande poeta portoghese Pessoa, o chi si arrabbia contro la persona amata che a suo dire l’ha tradito, lacerato e abbandonato. E c’è chi semplicemente fa musica e cerca di renderla meno noiosa, raccontando e quasi personificando la canzone stessa. Gli applausi restano. C’è chi si chiede “Ma com’è l’universo da qui?”, chi invece ci racconta come “fa male il ritorno quando le cose non sanno aspettare”, chi ha un “sorriso nucleare” e chi invece con le sue parole ci vuole raccontare “tutto quello che so sui satelliti di Urano”, chi conclude con “Hai uno sguardo indagatore, sembri in cerca di un’ ispirazione” Musica si, ma anche confronti costruttivi. Ma non basta suonare: un’ artista deve e dovrebbe anche rapportarsi positivamente con critiche e domande, e riuscire a spiegare, se possibile, il suo mondo, il suo bagaglio personale e forse anche la sua stessa storia. Come se fosse semplice farlo. Se tutto questo non fosse già una fucina di emozioni, anche per questo venerdì a riscaldare gli animi e concludere la serata arriva chi la musica ormai la fa per mestiere, oltre che per travolgente passione: Roberto Ciotti. E’ sulle sue note jazz & blues, che si chiude la serata, gremita, intensa e indimenticabile… lo spettacolo si è concluso, ma la certezza che siamo solo all’inizio di un lungo percorso non può che rassicurare gli ascoltatori frementi per nuove e coinvolgenti ore di musi-cultura. The Show must go on. [ di Francesco Bacci]
El camino se hace caminando, ovvero: la Musi-Massaia
...bandalleciance. La terza giornata di audizioni esplode nell'entusiasmo consolidato d'un pubblico che, in questa domenica, palesa un indiscutibile fiducia e matura un innegabile consapevolezza verso il Festival, riempendo la sala già al momento della sigla: "Turpe est in Macerata vivere et maceratam non cognoscere" ,quindi, meglio tardi che mai. Se entrando ,tuttavia, ci dovessimo aspettare la consueta macelleria del vissuto, dove é la carne stessa dell'artista ad essere in mostra, sotto la lucina rosea della "giuri-ghiacciaia emerita", rimarremmo felicemente delusi. Il dialogo avvenuto sopra la produzione d'uno degli interpreti di oggi mi ha ricordato ed in un certo modo consolidato quello che già dall'esterno era un mio sospetto su questo festival. Un esperienza come questa che, non potendo essere concretamente omnicomprensiva, penso ai già esclusi ed a quelli che lo saranno, cerca in queste audizioni di trascrivere la memoria d'ogni spaccato di vita ed arte facendone nuova identità per tutti. Una Musi-massaia che sublima, facendo della sensazione sostanza indelebile, delineando con un tratto leggero di matita il confine fra vincitore e vinto. Così vorrei trasparisse la "mia" Musicultura, un ricettacolo di esperienze destinato a diventare archivio in-sgombrabile ed intenzionalmente ,ostinatamente ingombrante di qualità e cultura."El camino se hace caminando", é questo che cerco di spiegare con le parole di Machado: un Festival che sia percorso e traguardo assieme, al di là del successo e del riconoscimento. Un modus vivendi che spero lasci segni ben oltre l'ambito musicale, riconoscendo o forse ribadendo l'importanza di ricordare e conservare ad ogni costo. Un in bocca al lupo a tutti gli artisti di questa terza giornata. di Giacomo Filippetti.
"Che (bella) vita è"
. Il teatro è già pieno, ma le persone continuano a stringersi per farne passare delle nuove, e gli occhi del cantante dei Flexus, nettamente, si sono incollati increduli agli ultimi arrivati del momento. Mi è sembrato che solo in quel momento cominciasse a capacitarsi, vedendo che c'è chi è disposto a stare in e fra i piedi....per lui! Come si può provare a spiegare l’emozione di quello che non sto neanche vivendo io? Non parlo infatti delle sensazioni che la musica ha provocato questa sera, ma di quelle di chi è su quel palco e si ricorda delle prime volte nel garage con la chitarra. O il violino. O di quando era sola con la sua arrabbiatura e il pianoforte e allora ha scritto qualcosa che ora tutti stanno lì ad ascoltare. Questi musicisti esplodono di sentimento, si vede, è tutto lì in quelle emozioni ciò che hanno da dire, e io non mi sento di aggiungergli altro. Perciò via: luci! “Che colpa ne ho se non produco denaro ma guardo lontano” dice Roberta Giallo. Dalla piazza, a Musicultura. “Non so quanto ci ho riflettuto, ma l’ho sentito molto.” Ed ecco che vince il premio Un Certain Regarde (non quello di Cannes, qui si fa musica). Luci! Un sabba di archi in una notte di tregenda incalzante, al punto che mi è sembrato che sul palco, insieme a Matteo Sperandio & Q-Artet ci fosse un quinto elemento: la donna-violoncello con cui ballava uno dei musicisti. Alla fine si è lasciato andare e non ho avuto più dubbi: stava facendo l’amore con la sua bell’innamorata. Impudici di fronte alla platea. Che vuole la musica. E lui fa l’amore col suo violoncello. E così la creano insieme. Luci! “Chissà dove ci porta la ventura, l’importante è dar da mangiare ai nostri figli.” Così è: ci sono quelli che si auto garantiscono e “stanno lì a saziarsi la fame nella repubblica delle banane” (Matteo Sperandio) e chi, come Alessandra Ristuccia, non sa ancora bene dove andrà. Ma si vede che crede nelle cose giuste. Luci! Mi chiedevo quando sarebbe arrivato anche lui: il tipico ragazzotto con la chitarra in spalla che attacca a cantare di sbronze e delusioni d'amore. Con la dolce pretesa di far credere a tutti che l'amore è sopravvalutato. Eppure sembra così innamorato di tutto questo lui, che non si può non esser felici per il suo approdo. O partenza. Luci!...? E' tutto qui. Alle domande della giuria rispondono a lungo senza dire effettivamente nulla. C'è chi si perde nel suo bicchiere d'acqua per trovare le parole giuste. Naturale. Hanno già detto l'essenziale attraverso i loro pezzi, sudati. Che altro dovrebbero aggiungere? Buio in sala. Applausi. Buona notte Musicultura!!! M.Silvia Marozzi
Non è in crisi la creatività!
“Non è in crisi la creatività!” : non poteva utilizzare frase migliore Piero Cesanelli per inaugurare la XXIV edizione del festival Musicultura, che ha aperto i battenti con le audizioni dei 45 artisti, che hanno superato le selezioni e sono ora in gara per esibirsi nelle serate finali allo Sferisterio di Macerata. “Non è in crisi la creatività!” : non poteva utilizzare frase migliore Piero Cesanelli per inaugurare la XXIV edizione del festival Musicultura, che ha aperto i battenti con le audizioni dei 45 artisti, che hanno superato le selezioni e sono ora in gara per esibirsi nelle serate finali allo Sferisterio di Macerata. Il direttore artistico, dopo aver sottolineato che quest’anno più che mai si intende premiare l’originalità della canzone più che il personaggio, ha passato la parola al Sindaco di Macerata e all’Assessore alla cultura della provincia di Macerata, hanno continuato poi con i saluti il Rettore dell’Università di Camerino, Flavio Corradini e al Professor Marcello La Matina, che ha portato i saluti da parte del Rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè. Terminati i saluti è stato il momento della nuova sigla di Musicultura 2013, che ha avuto come sottofondo il brano dal titolo “Il chitarrista”. Si è dovuto attendere ancora qualche minuto prima dell’entrata in scena degli artisti, per permettere la presentazione dei membri della giuria, fra i quali, guest star della serata, Paola Turci. Finalmente è arrivato il momento che tutti attendevano, l’ingresso dei primi musicisti, i Pupi di Surfaro, band siciliana, che ha colpito da subito per l’aria folcloristica e i costumi tipici, con la classica “coppula” in testa. Quello che si presentava al pubblico non era solo un quadro pittoresco dipinto con pennellate di tradizione, ma anche un’ensamble di musicisti ben preparati, alcuni dei quali di formazione classica. L’unico appunto arrivato dal pubblico è stato: “Ma lo scacciapensieri dove?”. Conclusa la prima canzone hanno raccontato l’impervia strada che li ha portati dalla Sicilia a Macerata e hanno dedicato poi un “Brindisi”, il titolo della loro seconda canzone, a Musicultura, per concludere con una travolgente tarantella. Come da tradizione, seguono le domande della giuria per conoscere meglio gli artisiti. Il portavoce del gruppo, Salvatore, ha ringraziato prima di tutto i grandi maestri della tradizione siciliana, i cantastorie, fra i quali spicca il nome di Mimmo Cuticchio e poi ha continuato spiegando che cantare in dialetto, di difficile comprensione ad un primo ascolto, è il modo più efficace per trasmettere i propri messaggi e le proprie sensazioni. Manuela Dia, seconda in scaletta, ha esordito con “Caro uomo”, accompagnata da una formazione essenziale di chitarra e batteria (date le improvvise e inaspettate defezioni di basso violino e tromba), che ha esaltato le doti della cantante piacentina in “Gino stava con la Gina”, nella quale la cantautrice ha mostrato tutta la sua energia. Dopo l’effervescente Manuela, è stata la volta del giovanissimo Alfredo Marasti che ha debuttato dicendo : “Credo che non esista una epitaffio sulla lapide di Mario Monicelli, ma se lo avesse avuto, avrebbe sicuramente voluto che ci fosse scritto “Muoiono solo gli stronzi!””, ha quindi dedicato la prima canzone al regista scomparso. Il secondo brano “Single” parla invece di tutti quegli stati d’animo che prova il single nell’attesa di trovare la sua anima gemella. L’ultima canzone presentata è stata invece ispirata dal personaggio Gringo di “C’era una volta il west”. Dai testi emerge chiaramente l’altra passione di Alfredo, ossia il cinema, ha infatti raccontato che quando si interessa ad un regista ne guarda tutti i film prodotti, e lo stesso fa per i cantanti , dei quali dice: “Si devono ascoltare le canzoni almeno dieci volte per coglierne il significato e poi poter decidere se piacciono o no”. Al consiglio mosso da un membro della giuria di ripensare gli arrangiamenti dei brani, al fine di valorizzarne il testo, il giovane cantautore ha risposto che se si è interessati al testo lo si può prendere in sé ed analizzarlo, loro per ora non hanno intenzione di cambiare formazione. È il momento di Andrea Amati, che , con le sue canzoni, fa calare un’atmosfera particolarmente emozionante in sala . Quelli che ha cantato sono i suoi primi lavori, composti circa un anno e mezzo fa. Al momento di raccontarsi ,Andrea parla del suo mito, Fabrizio De Andrè, dal quale prende ispirazione, non solo per comporre musica, ma anche per inscenare spettacoli teatrali. Nel rispondere ad un’altra domanda, Andrea tira fuori un argomento interessante, le covers. Secondo lui infatti c’è modo e modo di cantare le canzoni scritte da altri, si può semplicemente seguire la base musicale o reinterpretarle e farle proprie, come lui intende fare. La prima serata di audizioni si conclude con Cassandra Raffaele, che presenta una formazione ancor più ridotta di quella della Dia, infatti oltre a lei, che suona l’ukulele e una piccola tastiera, si presenta sul palco solamente con un chitarrista. La formazione e gli arrangiamenti dice, sono stati riadattati per l’occasione. Le dolci melodie , fra le altre, “Forse ci siamo” e “Ultimo bicchiere”, le hanno fatto conquistare il premio “Un Certain Regard” della serata, che non pregiudica l’avanzamento nelle selezioni, ma sicuramente conferisce sicurezza in più alla cantautrice, che ha ringraziato per il riconoscimento ricevuto. E finalmente il gran finale, Paola Turci si esibisce spaziando fra il suo vasto repertorio, la prima canzone non poteva che dedicarla ai giovani talentuosi di Musicultura. La Turci scherza dicendo di essere pronta alle domande della giuria e seguita poi il suo intervento con una dichiarazione ben più profonda: “Confesso di aver assorbito quell’emozione del sentirsi un po’ nudi di fronte agli altri, pronti ad essere giudicati”; continua ancora definendo la musica come “un abbraccio che ti avvolge” e conclude, facendo un complimento al pubblico, del quale dice di “sentire l’ascolto”, un ascolto che la fa tendere alla parte più intima di sé . Quale modo migliore dunque di concludere la serata, se non con l’ascolto dei testi, o per meglio dire, delle poesie di Paola Turci? [Scritto da Sara Baffetti]
and the winner is....
Ore 01:11 la XXIII edizione di Musicultura ha un suo vincitore e il suo nome è: L’Orage!!!!!!

Ore 01:11 la XXIII edizione di Musicultura ha un suo vincitore e il suo nome è: L’Orage!!!!!! Il gruppo valdostano ha sbancato vincendo non solo il premio finale di 20.000 euro messo in palio da UBI banca Marche ma anche quelli per la miglior musica e della critica!!!! Il risultato era già nell’aria quando Frizzi scendendo tra il pubblico delle prime file ha fatto un rapido sondaggio per vedere chi avessero votato e la risposta più frequente era sempre quella: L’Orage!!! L’Orage dal francese tempesta, si sono distinti con i loro suoni innovativi che vedono accostati strumenti antichi della musica popolare e testi poetici che conquistano al primo ascolto incantando il pubblico. Musicultura è finita, ma di certo sentiremo ancora parlare di loro. Intesseranno la loro melodia, sgranando le note limpide e magnifiche. E urleremo e salteremo con loro, sempre, vincitori e vincenti. Così è! Che altro volete che vi dica? Oblù oblò cazzo ne so!

Concerto per carri dis-armati.
Ore 17.50. Macerata, assolata, è deserta. Lo scenario sembra quello di un film western: il silenzio e la desolazione sono opprimenti. I miei passi risuonano spettrali lungo la via.

Ore 17.50. Macerata, assolata, è deserta. Lo scenario sembra quello di un film western: il silenzio e la desolazione sono opprimenti. I miei passi risuonano spettrali lungo la via.

Rintocchi di campane: sono le 18.00. D’un tratto, un vociare, poi… il suono sensuale ma non leggero di un violoncello!
La pesantezza non se ne va, ma è tutto diverso. Ecco, è “Concerto per carri armati”. Scopro che è una commedia teatrale scritta dal giornalista Dario Fertilio, che coinvolge, musica, recitazione, persino danza.

“Concerto per carri armati” riprende le vicende della Primavera di Praga del 1968, e si avventa contro ogni forma di totalitarismo.

Il cortile di Palazzo Municipale straripa di gente, incantata dall’insieme di arti e dal soggetto della commedia di Fertilio.

Si conclude troppo presto l’incontro: finisce il concerto, non per carri armati, ma per noi.

Paolo Villaggio racconta
Si è ormai giunti al termine della XXIII edizione di Musicultura, ma come si suol dire dulcis in fundo! La Controra prevedeva infatti, tra i vari eventi pomeridiani di oggi l’incontro con Paolo Villaggio ospite di “A tu per tu” presso Palazzo Conventati alle ore 18:30, intervistato da Michela Pallonari.

Si è ormai giunti al termine della XXIII edizione di Musicultura, ma come si suol dire dulcis in fundo! La Controra prevedeva infatti, tra i vari eventi pomeridiani di oggi l’incontro con Paolo Villaggio ospite di “A tu per tu” presso Palazzo Conventati alle ore 18:30, intervistato da Michela Pallonari.
Il noto attore ha parlato della sua vita non solo artistica, ma anche personale a cominciare dal racconto dell’ultimo incontro che ha avuto con Fabrizio de Andre, suo storico amico, in ospedale a pochi giorni dalla morte e della sua “visita” a Madre Teresa a Calcutta.
Attraverso i video creati dai ragazzi della Controra si è discusso di due suoi film “Professor Kranz tedesco di Germania” e “La voce della luna” e della sua carriera, nonché della sua visione del cinema.
Il tutto è stato ovviamente contornato dall’ironia di Villaggio, dagli scambi di battute con il pubblico ai problemi con il microfono che, a detta sua, rischiava di recidergli un orecchio.
Di certo l’attore non ha bisogno di qualcuno che lo diriga e gli faccia delle domande per parlare, in realtà più che di un’intervista si è trattato di un continuo racconto dell’artista, che è riuscito a intrattenere il pubblico per tutta la durata dell’incontro senza annoiare, sembrava quasi di trovarsi con un amico, seduti ad un bar, mentre si ricordano i vecchi tempi e ciò che è stato.
L’incontro si è concluso con un toccante ricordo di Pepi Morgia, più volte citato nell’arco degli eventi di quest’ultima settimana, da chi per anni ha collaborato con lui per alla realizzazione di Musicultura.

Chiara Civello tra jazz e bossa nova
Cosa accade quando si uniscono la calda voce di Chiara Civello, un pomeriggio di giugno e dei tavolini, carichi di aperitivi, esposti alla lieve brezza estiva? Cosa accade quando si uniscono la calda voce di Chiara Civello, un pomeriggio di giugno e dei tavolini, carichi di aperitivi, esposti alla lieve brezza estiva? Le domeniche maceratesi sono, da sempre, piuttosto calme e piatte, soprattutto in estate, quando i marchigiani emigrano verso il litorale. È una gioia vedere invece la piazza gremita, gli spettatori di ogni età ascoltare partecipi e rapiti questo stile jazz misto a bossa nova (genere brasiliano che riesce a sposarsi alla perfezione con il ben più noto compagno statunitense), la Civello a suo agio sul palco e regina indiscussa della scena. Sicuramente è un pomeriggio diverso, vivo, un ottimo preludio alla serata di stasera.