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Scivolano le canzoni, restano le emozioni

Submitted by Angelica Gabrielli on 26/06/2005 16:35 Ultima modifica 21/07/2005 15:10 —
Quando manifestazioni come il Musicultura Festival terminano, quello che rimane è, il più delle volte, un senso di vuoto. Una lacuna che più non viene riempita da impegni frenetici da seguire, convegni, incontri e conferenze da ascoltare, musica e poesia con cui lasciarsi emozionare.

Nessuna delle tante canzoni ascoltate nel corso del festival echeggia più nell’Arena, nessuna che scivola tra i corridoi dello Sferisterio ed entra in quegli uffici, che ci hanno visto notte e giorno lavorare, senza sosta. Bisogna fare in fretta a sgombrare che presto altri eventi saranno incorniciati da questo meraviglioso spazio.
Tornare a casa, alla famigerata routine dell’ufficio, del lavoro o degli esami, non è poi così semplice. Vien sempre da voltarsi ancora una volta indietro, e scandire quei tre giorni come fossero un’eternità, tanti sono i momenti, le immagini e i volti da ricordare. Come la calda voce di Fossati, il suo incontro con gli studenti universitari e la sua lettura poetica con Dacia Maraini, o i ritmi caldi e mediterranei di Enzo Avitabile e dei Bottari o la pizzica di Teresa De Sio con Raiz che hanno scaldato il pubblico come solo il sound del Sud sa fare. I virtuosismi dei Cousteau e quelli di Morgan resteranno memorabili, così come pure l’indimenticabile ed eterea voce della Ruggiero.
Potrei andare avanti ancora per tanto a raccontare i numerosi momenti indimenticabile vissuti al Festival, come il ritorno dei due vincitori di Musicultura, Povia e Gianmaria Testa, il duetto tra Bennato e Neri Marcoré, Massimo Ranieri con Noa, i poeti Pecora, ecc.
Mi fermo qui e lascio alla pagine di Sciuscià il dovere di cronaca, per sottolineare come a rendere indimenticabile il tutto sono subentrati quegli scambi di battute e quelle pacche sulle spalle rimasti dietro le quinte, con quei confini tra i ruoli e quelle etichette svaniti nell’intento unico di dare il massimo perché tutto andasse per il meglio. Quell’atmosfera di grande famiglia che Musicultura sa trasmettere a tutti, staff, collaboratori pubblico, è ciò che più incrementa il senso di vuoto nel post-festival. Sopravvivere si può e si deve: ancora qualche mese e la macchina si rimette in moto, sicuramente con qualche sorpresa per Natale!