Scivolano le canzoni, restano le emozioni
Nessuna delle tante canzoni ascoltate nel corso del festival echeggia
più nell’Arena, nessuna che scivola tra i corridoi dello Sferisterio ed
entra in quegli uffici, che ci hanno visto notte e giorno lavorare,
senza sosta. Bisogna fare in fretta a sgombrare che presto altri eventi
saranno incorniciati da questo meraviglioso spazio.
Tornare a casa, alla famigerata routine dell’ufficio, del lavoro o
degli esami, non è poi così semplice. Vien sempre da voltarsi ancora
una volta indietro, e scandire quei tre giorni come fossero
un’eternità, tanti sono i momenti, le immagini e i volti da ricordare.
Come la calda voce di Fossati, il suo incontro con gli studenti
universitari e la sua lettura poetica con Dacia Maraini, o i ritmi
caldi e mediterranei di Enzo Avitabile e dei Bottari o la pizzica di
Teresa De Sio con Raiz che hanno scaldato il pubblico come solo il
sound del Sud sa fare. I virtuosismi dei Cousteau e quelli di Morgan resteranno memorabili, così come pure l’indimenticabile ed eterea voce
della Ruggiero.
Potrei andare avanti ancora per tanto a raccontare i numerosi momenti
indimenticabile vissuti al Festival, come il ritorno dei due vincitori
di Musicultura, Povia e Gianmaria Testa, il duetto tra Bennato e Neri
Marcoré, Massimo Ranieri con Noa, i poeti Pecora, ecc.
Mi fermo qui e lascio alla pagine di Sciuscià
il dovere di cronaca, per sottolineare come a rendere indimenticabile
il tutto sono subentrati quegli scambi di battute e quelle pacche sulle
spalle rimasti dietro le quinte, con quei confini tra i ruoli e quelle
etichette svaniti nell’intento unico di dare il massimo perché tutto
andasse per il meglio. Quell’atmosfera di grande famiglia che
Musicultura sa trasmettere a tutti, staff, collaboratori pubblico, è
ciò che più incrementa il senso di vuoto nel post-festival.
Sopravvivere si può e si deve: ancora qualche mese e la macchina si
rimette in moto, sicuramente con qualche sorpresa per Natale!



