C’è un raggio di sole per Musicultura?
A febbraio, alle Audizioni, ogni tanto nevicava, ed eravamo attaccati ai termosifoni del Teatro della Filarmonica come tante lucertole. Al concerto di Camerino, non ne parliamo: un venticello ghiacciato che bloccava anche l’inchiostro delle penne.
Il 10 giugno a Roma, sotto sotto, già cominciavamo a lamentarci dell’afa, ma in realtà il ponentino di Villa Borghese era una delizia.
Ma come la mettiamo col cielo plumbeo di questi giorni? Va bene che la musica riscalda l’atmosfera, e va bene anche che “Musicultura bagnata, Musicultura fortunata”, ma davvero un raggio (anche una vagonata, un tir, se possibile) di sole sulle serate del Festival sarebbe un bel regalo.
Con le nostre nuove magliette in colori shocking, quasi sostitutivi dei flash dei fotografi, iniziamo la danza aborigena del sole. Tu, Giove Pluvio, puoi darci una mano?



