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Unione di intenti e di talenti tra Demo e Musicultura. Parola di Marengo

Submitted by Angelica Gabrielli on 08/03/2005 08:05 Ultima modifica 08/03/2005 11:31 —
Tra le trasmissioni di Radio 1 Rai coinvolte nella gara radiofonica del Festival, da quest’anno ci sarà anche “Demo”. Renato Marengo, conduttore insieme a Michel Pergolani del programma, ci racconta della nuova collaborazione, dell’amore per la musica “giovane” e di una discografia italiana che non sa guardare al domani.

Da cosa è nata la spinta a collaborare con Musicultura per questa XVI edizione del Festival?
Abbiamo sempre rispettato questa manifestazione, segnalando anche, nella lettura del curriculum di un artista, se era menzionato il Premio Recanati (così come il Premio Tenco!), vista soprattutto la serietà di intenti che abbiamo e che ci accomuna. E da sempre ci interessano i nuovi talenti e ci piace farli conoscere come possiamo, e quindi siamo felici di essere anche una vetrina per questa manifestazione. Sul nostro sito internet abbiamo invitato infatti i ragazzi ad iscriversi al Festival, chiedendo di specificare la partecipazione a Demo, e siamo molto contenti che due dei finalisti abbiano preso parte alla nostra trasmissione.

Qualche novità in programma?
Per il prossimo anno abbiamo già un accordo con Musicultura, perché due dei finalisti vengano scelti da Demo: due artisti o gruppi che entreranno direttamente a far parte del cd compilation e verranno quindi ascoltati in radio, dopo ovviamente un’attenta selezione sia dei testi che delle musiche. Per quest’anno invece, terminata la manifestazione faremo un Demo Show, tutto dedicato a quelli che saranno i vincitori del Festival.

In tre anni di trasmissione avete ricevuto circa tredicimila demo, di cui 1.300 già trasmessi e 20 con contratti discografici conclusi: eppure il mercato è in grande crisi...
La grande discografia oggi è moribonda e campa alla giornata, ossia vende quello che si compra: i discografici italiani sono per lo più abituati a lavorare su personaggi già costruiti.
Mario Melis, scomparso recentemente, fu direttore della Rca, l’attuale Bmg: egli aveva creato, negli anni ’60-’70, una sorta di “factory”, il Cenacolo si chiamava, una decina di ex stalle adibite a sale provini, da cui sono emersi tanti artisti, tra cui Rino Gaetano. La discografia d’allora con i soldi guadagnati dai “big” investiva sui giovani: ora in Italia, così come per la ricerca scientifica, si investe poco sul futuro. Ed invece, basterebbe frugare nel sito internet di Demo per capire che le risorse ci sono, non sono certo quelle che mancano.