Giorno 9 - Bassignano a Macerata, giurato per un giorno
In collegamento telefonico con Roma per non abbandonare il suo fedele pubblico di Radio1Rai, Ernesto Bassignano ha condotto “Ho perso il trend” dalle stanze del Teatro della Società Filarmonica di Macerata, giunto ad assaporare l'atmosfera e le musiche di questa penultima giornata di esibizioni.
Che impressione ha avuto di questa prima versione maceratese del Festival?
Sono molto contento del cambiamento, perché ho capito che la cosa
sarà molto più importante. Recanati, nella sua bellezza, era destinata
a chiudere tutto: avevo l'impressione che non ci si divertisse più,
tutto era diventato quasi rituale, ogni anno uguale.
Cambiare posto porterà delle grandi novità e Musicultura aveva bisogno
di cambiare aria: da questa ripartenza nasceranno grandi cose.
Come è nato questo rapporto di affetto ed amicizia con Musicultura?
È nato nella prima edizione del Festival quasi per caso, quando ero
un cantautore e Piero Cesanelli e Vanni Pierini mi invitarono a
partecipare. In quel periodo avevo iniziato a collaborare con Bindi e
venne anche lui. Mi ricordo che quando arrivai la prima volta in questo
cinemino della Piazza di Recanat stava nevicando. Fu una cosa mitica:
ricordo io, Castaldo e Mollica seduti in prima fila che piangevamo
tutti e tre dopo aver ascoltato Bindi!
Cosa ha permesso che il rapporto si mantenesse negli anni?
Qui ho trovato cultura e poesia, una rarefazione di climi senza
snobismi, al contrario di una certa ritualità borghese sanremese. …Oggi
sono molto orgoglioso che Cesanelli e Nannipieri si siano rivolti a me
per questa rinascita del Festival e che si sia rinnovata la
collaborazione con RadioRai. Lo scorso anno abbiamo raggiunto picchi di
ventiquattromila telefonate da telefono fisso per la fase del televoto,
ed è un dato incredibile. Questo ci ha fatto accorgere che la radio è
il megafono giusto per questa manifestazione, oltre a far raggiungere
un record alla Rai, anche quella televisiva: questa mobilitazione di
pubblico, questo voto dal basso è un voto per la radio, contro la
televisione, per la poesia, per la cultura.



