Giorno 8 – Dalle università: musica di qualità, poetica e radiofonica
Sono studenti, da molto o ancora per molto, provenienti sia da indirizzi accademici scientifici che umanistici, degli Atenei di Camerino e Macerata. Amano il jazz, il blues e la musica d’autore, quella classica, il country, il rock, il pop, l’hip hop e l’r&b,… Ciascuno con le proprie preferenze, le proprie sfumature, le fusioni di generi e personalità musicali a cui appellarsi o da citare all’occasione, nel definire qualità e requisiti di una canzone o di un artista.
Abbiamo chiesto loro quali caratteristiche deve possedere un brano perché meriti da loro attenzione e considerazione, e le risposte, come prevedibile, sono state tante e differenti. Con una variabile pressoché costante però: la capacità di emozionare. Non importa che siano emozioni positive o negative, quello che conta è che riescano ad evocare esperienze di vita profonde, dare energia, meglio se accompagnate da una bella voce e da un testo interessante, magari poetico. Naturalmente la musicalità e l’orecchiabilità si avvertono come requisiti anch’essi importanti, soprattutto in chi tende a valutare la potenziale “radiofonicità” di una canzone: brani facilmente memorizzabili quindi, in cui la presenza di strutture armoniche elaborate e di linguaggi musicali ricercati non guasta mai.
Scopriremo nelle prossime settimane, quale esito avrà questo variegato corpus critico sui risultati delle audizioni: il loro giudizio non sarà vincolante, ma la Giuria ufficiale, non potrà non tenerne conto. In questa sede infatti, dietro agli incarichi di giurati, ci sono primariamente dei giovani: una piccola rappresentanza di quella larga fetta di pubblico che incide ed in parte influenza il mercato discografico italiano, potenzialmente responsabile, quindi, anche del futuro della fruizione della musica popolare e d’autore.



