Giorno 4 - Alla prima sosta, uno sguardo all’indietro
Sbircio così fra le biografie degli artisti, i testi delle
loro canzoni, per cercare di comprendere, superato il primo ascolto,
contenuti e parole che hanno raggiunto ed emozionato pubblico e giurie
fino ad oggi.
A dominare in tutti il bisogno di parlare, di comunicare. Con la voglia, alcuni di vivere qualunque cosa accada, molti altri, di scappare, tagliare la corda, o ricorrere a colorate vitamine per perdersi e non pensare; qualcuno semplicemente di sopravvivere. Sullo sfondo dei loro versi: la paura per il futuro, per un destino ingannevole o semplicemente di innamorarsi, di fare scelte sbagliate, insicuri su quali seguire, benché talora di fronte alle uniche razionali e possibili da seguire.
Alla costante ricerca di coraggio e sicurezza, le storie cantate in sede di Audizioni non mancano di svelare inquietudini e disincanti che turbano o ravvivano gli animi: pensieri intimi, intenzioni e buoni propositi, promesse da mantenere, cose da non ricordare, distrazioni dietro cui nascondersi, illusioni, sogni, inganni, ed infine solitudini umane ed esistenziali, nascoste talora nel buio della notte o di una stanza, talvolta nella vastità di un campo di girasoli.
Istantanee di vita, direbbe qualcuno di loro, in cui il mare, il cielo, la luna e le stelle la fanno da padroni. Con le loro nuvole appese, gli aquiloni, gli aeroplani o le chimere da seguire, gli sguardi di bambine e donne sole, le storie dei pescatori, i lampi d’argento e d’acciaio,… vengono maledetti, sognati, esaltati o eletti a fonte di sfogo e di conforto. Raccontati in mille frangenti di vita, mentre il tempo scorre, ritorna, a volte neanche esiste o diventa maturo per tornare o per ricominciare: i giorni finiscono, le stagioni passano e gli amori disseminano sorrisi e ferite lungo i percorsi intrapresi, apparendo lontani, ossessivi, oppure da raccontare, oltre ogni depressione.
Anche se possono sembrare queste le solite canzoni d’amore, a sfatare l’ipotesi arrivano versi di denuncia sociale e civile, che raccontano le donne di oggi e di ieri, le verità sconfitte, l’impegno contro la guerra, contro qualsiasi sterminio e schiavitù umana, contro ogni violenza e prepotenza; la libertà di popoli e terre, oltre a quella di pensare, essere poeti, amanti, artisti.
E nelle vecchie contrade, nei marciapiedi e in certe panchine emerge ancor più forte l’immagine di quell’Italia autentica, vissuta e cantata, che giorno per giorno si racconta e sogna sul palco del teatro Filarmonica di Macerata.



