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Una legge sulla musica. L’ultimo sguardo degli audizionati

Submitted by Angelica Gabrielli on 21/02/2005 19:00 Ultima modifica 22/02/2005 17:20 —
A meno di una settimana dalla conferenza che ci porterà a conoscere i nomi dei sedici finalisti, un ultima riflessione sul difficile mestiere dell’artista e su cosa volere da una legge quadro sulla musica.

Le risposte che abbiamo avuto non delineano certo un quadro felice dell'attuale situazione legislativa, almeno dalla parte di chi con la musica ci vive (…o almeno ci prova!).
Partendo dall'educazione di musica nelle scuole fino al costo finale dei prodotti musicali, gli audizionati non hanno risparmiato davvero nessuno. Pubblichiamo qui di seguito alcuni estratti delle loro osservazioni: lenti di ingrandimento di un mondo sempre in evoluzione e perennemente in bisogno di regolamentazione.  

“Basterebbe pubblicizzare buoni progetti”, “togliere gli sgravi che impediscono ai piccoli locali l'ingaggio di band per spettacoli gratuiti”, dare “via libera ai caffé concerto”, consentire la “gestione di aree industriali abbandonate da adibire a spazi musicali, radio libere, fondi per la creazione di strutture”, “spazi veramente dedicati alla musica”, “alla musica d'autore nel servizio pubblico dei media”. “Trattare la musica come le altre forme di arte: con chiarezza, e non truffe, più apertura in generale all'interno dei mass media”, anche mediante "l'abbassamento dell'Iva sul prezzo dei Cd e di altri supporti musicali”, “l'abolizione delle esagerate tasse su tutto ciò che riguarda la musica”, una maggiore “regolamentazione del download musicale e la lotta alla pirateria”.

In generale “più sostegno per le nuove iniziative ed i nuovi artisti”, “una maggiore attenzione alla promozione delle “nuove proposte”, intese non solo come “giovani”: una qualsiasi forma di incentivo a percorrere questa difficile professione”, considerando “la musica non più un lusso per pochi (per chi fa musica è tutto troppo costoso ed inaccessibile)”.
“Basterebbe riconoscere il mestiere di musicista”: attraverso “la regolarizzazione del lavoro nello spettacolo”, più “ rispetto e dignità …a 360° riguardo gli addetti ai lavori”, anche attraverso una “riforma del sistema di previdenza sociale ”.
Qualcuno propone una maggiore attenzione ai diritti d'autore : “diritti di esecuzione ed improvvisazione, allargamento dei proventi anche ai musicisti minori/sconosciuti per incentivare la creatività; l'obbligo di audizioni e concorsi per l'assunzione di musicisti e cantanti; obbligo della materia musica fin dalle elementari con lo stesso numero di ore della matematica”.
A proposito di questo ultimo punto, c'è chi propone di “rivedere l'educazione musicale scolastica fino ai conservatori, fermi alla legge degli anni ‘30”, “maggiori investimenti per la formazione e l'educazione musicale”.
Strategie rivolte, nella maggior parte dei casi, alla tutela “delle tradizioni in via d'estinzione (popolare, colta)”, “di tutte le forme di musica popolare delle nostre regioni italiane, concretamente”, a “sostegno di progetti per lo sviluppo e la diffusione della musica italiana, senza però scadere nel protezionismo ”.

Allo stesso tempo, però, qualcuno sospetta l'inutilità di una legge: “non so se una legge risolverebbe da sola i problemi di questo settore” o che “nessuna legge potrà regolare in futuro la proprietà intellettuale delle opere musicali”. “Non vi sono figure istituzionali e/o altri degni di poter decidere se non sulle basi e conoscenze personali (oltre gli interessi) che hanno (o non hanno!)”: “musica e politica non vanno d'accordo: ci vuole meno politica nella musica e meno musica nella politica”.