Tavolozza.
Colori alla musica.
Visto che Musicultura è fatta d’arte, si nutre d’arte…è arte, vediamo di analizzare la sua tavolozza.
Un bel salmone, un rosa antico che sa di foto di famiglia e antichi colori, quello del primo cantautore della serata Luigi Mariano… meglio, il colore indefinibile degli angoli degli album dei ricordi, in ogni casa che si rispetti custoditi da mastodontici volumi. E pare magia quando le luci, “inspegnibili” a causa del troppo zelo di un tecnico nella sostituzione di cavi dalle giunzioni arcane, lasciano spazio all’oscurità proprio mentre lui canta di “non amar le luci”, nel suo brano Edoardo, dedicato a Edoardo Agnelli.
Per Caterina Tancredi è un magenta a tratti gaio e vivido, a tratti più sobrio ed elegante, le cui oscillazioni sono da immaginarsi fra una melodia bambina, frivola quasi, e una sonata swing – eggiante.
I Rashomon si tingono di un marrone duro, penetrante, come le note a momenti stridenti della loro chitarra e le nebbie terrose delle loro lande. Hanno un impatto quasi spiazzante sul pubblico che ha fatto l’orecchio e l’occhio ad un altro modo di far musica e il palco. Ma dietro le quinte scatenano l’headbanging generale.
Vincenzo Scruci porta un bel nero addosso e dentro, e lo sputa in inchiostro di testi belli e intensi. Lo definirei un arancione vissuto, con retrogusto ironico.
E infine ritorniamo alle origini, con il bel rosa salmone dell’album dei ricordi che rievocano i Family Portrait. Un ritratto di famiglia accolto dal calore dell’uditorio, come si fa con i giovani della propria città che arrivano su un palco e tengono alto l’onore di Majerada fra contaminazioni classiche ed elettroniche.
Ultimo: Nero in scena, bianco fuori. Nevica. E probabilmente ho una febbre standard.



