Gli effetti di una bella canzone: ebbrezza, lacrime e curiosità
Lontani dai microfoni e dal palco scenico, abbiamo invitato gli
audizionati a descrivere con parole loro gli effetti che la buona
musica può generare nell'ascoltatore e ad andare oltre il confine che
separa la mera esperienza sensibile dall'introspezione personale, là
dove regna indistinto un unico piano d'ascolto: quello delle emozioni.
Come descriveresti gli effetti diretti di una bella canzone? E Quelli collaterali?
Tra chi li esprimerebbe con una canzone e chi con una crisi di pianto, gli effetti diretti generano dunque reazioni differenti benché tutte molto forti: per lo più emozioni di risposta come brividi, tremiti, lacrime , voglia di piangere, ebbrezza , “gioia e rivoluzione”, adrenalina , allucinazioni , calore , malinconia , speranza , riflessione .
“Piaceri sensuali” che rapiscono l'istinto emozionale di chi ti
ascolta, fino a spingerlo, per qualcuno, alla comprensione del “ senso del mondo ” e dell'essere artista: “ stimolano la creatività e nello stesso tempo la limitano , provocando un'urgenza pericolosa di imitazione, ma che ovviamente cerco disperatamente”.
Destano “ partecipazione al messaggio dell'autore”, un “movimento di spirito e corpo”, una sensazione di “benessere e stupore quando è veramente bella”: “se viene la pelle d'oca
allora c'è qualcosa, se non vedo l'ora che finisca c'è qualcosa che non
va”, “se la vibrazione è bella ti fa sentire bene, “centrato”, se no
può fare molto male…”.
Effetti diretti che generano “un'emozione forte che ti fa venire voglia di riascoltare il brano” e “magari cantare ”, una reazione “prima emozionale”, che “non mi induce sempre verso uno stato d'animo univoco. Quasi sempre comunque mi provoca curiosità ”, anche perché “i gusti sono infiniti e bisognerebbe capire il momento in cui si ascolta la canzone: non sono sempre in grado di ascoltare con le orecchie e basta. I veli dell'anima
fanno da scenario a qualunque canzone”. In taluno sollevano desiderio e
stupore, “come quando un bambino trova il regalo preferito sotto
l'albero di Natale. Se la canzone è bella gli effetti collaterali non
esistono”, o come “quando ti innamori ”: da distinguere talvolta in “tre tipi di reazioni differenti per differenti tipi di emozioni: uno alla testa , uno al cuore , uno allo stomaco”.
E gli effetti collaterali ? In qualcuno sorgono
“solo se non cerci di capire cosa ha generato quelle emozioni” o “forse
con il tempo, quando l'esperienza diventa parte di me”. Per qualcun
altro non esistono affatto.
Eppure in molti sono ad ammetterne l'esistenza, concependo questi effetti collaterali in quanto stimolo , riflessione , cambiamento , insieme di ricordi , rielaborazioni , gioia di vivere, distrazione , gratitudine . O più poeticamente come “ una dolce sensazione sul palato ”, “un breve (o lungo) di benessere anche malinconico, successivo all'ascolto”, “un sogno un po' più lungo”, che talora si concretizza nella “voglia di prendere in mano uno strumento”, “andare a sentire la musica”, “trovare subito al pianoforte la melodia e gli accordi”.
In molti di loro si tratta di “un certo stimolo alla curiosità , alla ricerca culturale o musicale”, e spesso nella “voglia di approfondire la conoscenza dell'autore…”, nonostante “il rischio che chi ascolta finisca con l'idolatrarlo”.
Se ascoltare una bella canzone fa star bene, l'effetto collaterale è
per qualcuno al pari di un medicinale: “può indurre sonnolenza o mal di
pancia. Leggere attentamente le avvertenze”, mentre per chi l'effetto
diretto lo vedeva nella possibilità di far innamorare, quello
collaterale è che “rischi di sposarti”! “Una bellissima distrazione . In entrambi i casi”!



