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Diario di Bordo delle Audizioni Live Musicultura secondo i ragazzi dell'Accademia: fluttua, fluisce e respira. Le note si snodano in percorsi che conducono al piacere. La musica non si ferma

Diario di Bordo delle Audizioni Live Musicultura secondo i ragazzi dell'Accademia: fluttua, fluisce e respira. Le note si snodano in percorsi che conducono al piacere. La musica non si ferma

Simona Gretchen

Venerdì cinque febbraio: il cuore si agita nel petto, affamato. Un fuoco sottile affiora sulla pelle. C’è voglia di musica. Le note mormorano nel pavimento in legno, come uno stormir di foglie ad adornare il teatro. Sta per tramontare “la luna di musicultura”, ma il vento sul monte dice che ancora non è finita. La dolce, amara e indomabile belva melodica gira intorno all’altare di risonante vibrazione.

La prima proposta a salire sul palco è Ance. La voce percuote la sala, rompe il silenzio in una rappresentazione che avanza a passi di vita immersa in passione, impulso, potenza e che, piena di gioia si palesa in un corpo e un’anima. Magnetico, sparge semi celebrativi di coraggio, che potrebbero  attecchire tra il pubblico. Il coraggio di puntare su se stessi in un’ammucchiata di corrosiva denuncia che si tuffa in una sonorità snodata e snudata. La sensibilità viva cresce su labbra che sorridono, svestite di fronte all’impalpabile e fresco respiro della vitalità.

Segue Giancarlo Ingrassia. La sua voce si plasma su righe calde e vivide che incendiano le multi sonorità. Poligamo di stili, Giancarlo fabbrica intorno a se un solido muro di ritmi e schianta sulla “tela dell’ascolto” una policromia di note ricche e vivaci. Versatile, varca l’eterea sala e, in un impeto, frantuma il simulacro della noia.

La terza proposta è Serena Ganci. Al suo ingresso le nuvole si legano alla terra. Masse bianche, durissime di vento. Lei è nettare estirpato al paese sordo che tappa le orecchie al piacere. Serena è atmosferica. Stringe in mano un carillon. Crea una pallida e agra malinconia che abbevera il cuore. La sua voce soffoca, in una stretta che prende cielo e terra. Voci distorte corrono su palmi di vita caduta, traslucidi vetri di cieli deserti si infrangono in pugni e gomiti che imprigionano il pianoforte. Il prodigo Salvatore reclina la testa senza carica in una spasmodica ricerca di vibrazioni per saziare l’ebbra voglia che ramifica dentro. Un “Addio” per volgere alla fine, una voce che lacera amore, struggendosi in un lento piacere per raggiungere la sorda pena dell’anima.

Segue Simona Gretchen. Al suono d’un canto antico, lei rigenera suoni. Immersi nella placenta, nascono segnali nuovi, protetti da fantocci beffardi che ballano e si urtano. Braccia ossute si intrecciano, petti forati stringono vergini stomaci che sussultano nell’abisso della musica. Calcagni duri e mai sciupati dalla noia, ma violentati dal furibondo sciabordio della polpa acida di ritmi che fanno annegare. Linfatiche mandrie isteriche urtano la pelle che si lacera al passar di note che scollano fluidi di suoni distorti che saziano. Sul palco ombrato da lune elettriche, Simona batte sul legno folle delle parole e ci trascina in vortici aderenti alla carne. Nuotiamo in un crepuscolo odoroso, in languori e strida e singhiozzi di rabbia. L’anima è la sentinella che guida lo sguardo nel festino che c’è nel follia del cuore.

Chiudono Sfere Cristalline Concentriche. Voce e musica , ideali dorare la bocca in sogni dalla voce che rimbomba nel megafono bagnato da “acqua rosso sangue”. Con loro la noia non stagna e, se dovesse seguire un giorno monotono, scampoli di amore per la musica rimarranno nei muscoli in tensione. Un fischio, e il palco si libera: “For what is a man, what has he got, If not himself, then he has not...”. Riflessi di una storia che vive dentro anime immerse in liturgie sonore.

Pensieri e sensazioni si concentrano in una sera di febbraio. Pensare con occhi e orecchie, la notte è ancora lontana e la stanchezza non fermerà le note che arano il terreno del piacere. Litri di note e poesia si sono versati sulle nostre membra: il cuore è ebbro.

Maurizio Iachini
Davide Mazzeo
Laura Fedeli
Accademia di Belle Arti di Macerata