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Simone Cristicchi al Musicultura Festival XVI Edizione

in qualità di:
Concorrente - Vincitore - Primo Premio Assoluto
con il brano:


Intervista

In questa prima fase di selezione, Musicultura da alcuni anni a questa parte propone agli artisti ammessi alle selezione di "auto-intervistarsi": farsi delle domande e darsi delle risposte al fine di raccontare se stessi e svelare così quel fertile terreno misto di creatività ed umanità, che si nascone oltre le loro canzoni.

Da cosa nascono le tue canzoni?
Per scrivere una canzone esistono vari metodi, (addirittura delle scuole). Personalmente mi ritengo un bravo "spione". L'ispirazione ha qualcosa di magico: mi arriva da tutto ciò che mi circonda e che fermenta nella mia testa: camminando fra i banchi di un supermercato, da una chiacchierata fra amici, origliando i discorsi degli altri, fumando una sigaretta in perfetta solitudine sul mio balcone o semplicemente guardando un telegiornale...Tutto quello che è "esperienza". Quel che faccio è registrare tutto su un blocco da disegno, che diventa un hard disk di informazioni, pensieri o frasi sconnesse, da cui attingere a piene mani nei momenti di "bisogno". La musica e la melodia nascono spesso abbinate con il tipo di testo che ho scelto di scrivere, o addirittura in base al titolo che gli voglio dare. Capita spesso di unire frasi scritte in diversi momenti (anche a distanza di mesi), o melodie nate per due cose differenti, che finiscono in un unica canzone. Sono molto lento e per completare la scrittura di una canzone posso metterci anche un mese. Questo perché, molto spesso, sono preda di "ripensamenti" melodici, armonici e soprattutto per la parte del testo, che possono allungare a dismisura i tempi della creazione di una mia canzone. Il testo, il suo senso e il tipo di parole che vado a scegliere, sono per me di fondamentale importanza: quindi occupo la maggior parte del tempo creando giorno per giorno il mio modo di raccontare il mondo, filtrando ogni tema secondo il mio tipo di sensibilità.

Che cosa ti spinge, dunque, a scrivere musica? Musica così diversa, fra l'altro?
La voglia di un contatto. Tutti gli uomini hanno bisogno di comunicare, chi in un modo, chi in un altro. Comunicare rende la vita più leggera e aiuta a crescere. A me basta parlare con una persona per ricevere moltissime informazioni, di ogni tipo...Ascoltare tutta la discografia di Fabrizio De André è come leggere un centinaio di libri, senza sfogliare neanche una pagina. Io cerco di comunicare attraverso la musica perché è una maniera molto diretta, soprattutto suonando dal vivo. E' un modo di mettersi in contatto con persone simili a te, o al contrario, del tutto diverse. In ogni caso, il contatto che si viene a creare, genera un' emozione, una riflessione, ed è quello che voglio provocare nel mio piccolo, con le mie canzoni.

2+2=0, può avere un suo risvolto sorprendente! A te cosa fa venire in mente questa apparentemente "illogica" somma?
L' essere geniali. Essere diversi dagli altri. Essere agli estremi del campo. Personalmente la penso come Oscar Wilde:" Ci sono due tipi veramente affascinanti:quelli che sanno tutto e quelli che ignorano tutto." E a proposito di geni, mi viene in mente la storia di Antonio Ligabue, il Van Gogh italiano, un pittore geniale che viveva nei boschi come un selvaggio...anche lui morto in manicomio, come il poeta Dino Campana e moltissimi altri! A volte la genialità può distruggerti la vita, come può rendertela infinita, meravigliosa. Pensare che 2+2 è uguale a 0, è per me una coraggiosa scelta di vita, che comporta responsabilità, lotta dura, dedizione, amore! L´ immaginazione come unico meccanismo di fuga, unico modo di evitare un ´ alienazione sociologica, e perciò utile al drogato, al pazzo, ma anche a chi crea sul piano artistico o scientifico. E´ vivere fuori dagli schemi, è essere "Matti di Professione"; per questo, inevitabilmente e fortunatamente, 2+2=0 equivale a scontro, movimento, arte. E credo, molte volte, alla genialità...

Molto spesso i protagonisti delle tue canzoni sono oggetti. Perché?
Gli oggetti, hanno una loro storia, possono evocare il ricordo e l' assenza: se penso alla mia lavastoviglie rotta, mi viene in mente che da bambino ci nascondevo i miei giocattoli...per non parlare dei vestiti, delle case, dei libri e - perché no?- dei cellulari... Spesso gli oggetti sembrano avere anche un'espressione: basta fermarsi a guardare un cimitero di automobili o di elettrodomestici, per rendersene conto... Gli oggetti sono contenitori vuoti che noi riempiamo di significati e ricordi: siamo noi a dare agli oggetti un' "anima"; altre volte sono loro che la rubano a noi...

Che cosa rappresenta per te il momento delle esibizioni nei locali e come guardi il pubblico che ascolta la tua musica?
Scrivendo, cantando e suonando mie canzoni, l'approccio ai concerti è molto diverso rispetto a chi fa solo cover. Nel momento in cui ti esponi e proponi qualcosa di non conosciuto, in qualche modo, rischi! Ho cominciato a suonare mie canzoni nei locali, dal momento in cui ho avuto la consapevolezza del mio potenziale e la sicurezza di ciò che volevo dire. Devo dire che, se non avessi visto la faccia interessata del pubblico, se non avessi sentito applausi ed entusiasmo, probabilmente avrei rimandato a molto dopo la mia "presentazione". Ho scoperto col tempo di avere un pubblico molto affezionato e attento e questo mi da una grande gratificazione. Il pubblico è molto importante e va rispettato, anche perché è anche per merito suo che un concerto può diventare meraviglioso.



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