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Fabularasa al Musicultura Festival XVI Edizione

in qualità di:
Concorrente - Vincitore
con il brano:


Intervista

In questa prima fase di selezione, Musicultura da alcuni anni a questa parte propone agli artisti ammessi alle selezione di "auto-intervistarsi": farsi delle domande e darsi delle risposte al fine di raccontare se stessi e svelare così quel fertile terreno misto di creatività ed umanità, che si nascone oltre le loro canzoni.

Cari Fabularasa come nasce il vostro gruppo?
Pur suonando insieme solo da un anno, si può dire che il gruppo è nato nel suo nucleo, circa 12 anni fa, anche se in questo tempo facevamo altro:andavamo al cinema, a cena dagli amici e bisbocce varie, tutto tranne che suonare; perché Poldo, che è jazzista, considerava i cantautori una manica di depressi capaci a malapena di scordare un giro di DO, mentre Luca, che è cantautore, considerava i Jazzisti una setta di alienati impegnati in virtuosismi inutili, tutta tecnica e niente anima. Poi è accaduto che Luca ha fatto ascoltare a Poldo Anime salve e Poldo ha spiegato a Luca Bill Evans. Sono rimasti ognuno del suo pregiudizio, ma almeno ora suonano insieme, anche se tuttora, anche quando condividono lo stesso palco, continuano a guardarsi l'un l'altro con diffidenza, con l'imbarazzo degli altri due. Ma tant'è...

Qual è il vostro rapporto con la musica?

Vertigine davanti al foglio bianco e commozione davanti al miracolo di due strumenti che suonano accordati.

C'è un gruppo del passato al quale vi ispirate?
Ci consideriamo gli eredi dei fratelli Marx: Giuseppe, per la sua visione ludica e levantina della musica ricorda un po' Chico; Poldo somiglia ad Harpo, per timidezza e per dimestichezza con le corde; Vito, per la discrezione e per una certa somiglianza fisica, ricorda Zeppo; mentre Luca è un po' come Groucho: musicalmente è forse il meno dotato, ma quando trova un microfono aperto è capace di produrre un numero impressionante di fesserie.



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