Francesca Romana Perrotta al Musicultura Festival XVIII Edizione
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Intervista
Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.Francesca, perché hai scelto di scrivere le tue canzoni?
In realtà è sempre stata una tendenza spontanea, naturale, una spinta interiore. Ultimamente c’è stato un cambio di rotta nella mia scrittura, l’ho notato alla fine della registrazione dei 12 nuovi brani. La mia scrittura è cambiata, vuole essere una ricerca più profonda di determinate emozioni che non passano più esclusivamente attraverso me stessa ma anche attraverso figure femminili che rappresentano un altro modo di interpretare la vita (vedi “Salomè”, la tarantata “’Mara a mia” o la strega de “L’incantesimo”).
Della tua musica, cosa pensi che arrivi agli altri?
Mentre da una parte c’è stato il cambiamento del mio stile di scrittura, dall’altra ho potuto notare che stava cambiando anche il mio pubblico. Con grande meraviglia ho constatato che anche persone molto più grandi di me percepivano il messaggio o i sentimenti che volevo trasmettere. Sia queste ultime che il pubblico più giovane sono rimasti catturati proprio da quei brani che sembravano più “antichi”, forse richiamare un’atmosfera ancestrale rende più viva la descrizione di certi sentimenti sempre attuali. Sarà anche dovuto all’influenza della mia terra, il Salento, dove la quotidianità è impregnata di riferimenti al passato e non prescinde mai dalle radici storiche.
Come sei passata dalla musica classica al rock d’autore?
Sin dai primi anni di studio al conservatorio ascoltavo nello stesso tempo la musica dei Beatles, dei Pink Floyd, di Battiato e Battisti, accorgendomi sempre più che la differenza armonica e/o melodica, non era affatto così grande. Più che altro la diversità stava nei suoni e questo ha scatenato la mia curiosità e propensione accentuata per quelle sonorità capaci di caratterizzare profondamente una musica. Sicuramente i brani che ho recentemente finito di registrare hanno spiccati riferimenti ai suoni di fine anni ’60, dalla psichedelia inglese fino al progressive italiano di fine anni ’70.
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