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Francesco Villani a Musicultura Festival XXI Edizione

edizione:
in qualità di:
Concorrente - Semifinalista - ammesso alle Audizioni Live


Intervista

Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.

Descrivi la tua musica….

Mi ispiro alla grande tradizione della musica d’autore italiana che ha influenzato profondamente la mia formazione musicale, senza dimenticare le Big Band americane dell’epoca e i grandi gruppi Rock, che a mio avviso, hanno avuto il grande merito di effettuare un lavoro di sintesi e cioè hanno fuso la musica afro-europea e l’hanno resa globale. Le mie canzoni non sono nient’altro che canzoni: un po’ ironiche, malinconiche, drammatiche e spirituali. Non mi sono mai ritenuto un musicista, semmai un istintivo della musica, penso, che il vero strumento è nell’anima. La tecnica è fondamentale, ma se non è surrogata dallo spirito, rimane sterile. Spesso nella mia vita, l’aver scelto di scrivere musica “cantautoriale” e di averla ascoltata assiduamente, ha generato diffidenza fra i miei amici musicisti, che ritengono l’inascoltabile, il complicato e l’esclusivo…. bello.

 

 

Credi che di questi tempi abbia senso parlare ancora di musica d’autore?

Il mondo necessita di bellezza. La bellezza la verità e la giustizia non possono che viaggiare insieme. Purtroppo ciò che è orribile, al giorno d’oggi, è pedagogicamente rilevante; parlare di bellezza, sembrerà assurdo, vuol dire essere dei moralisti e fondamentalisti, incapaci di leggere la realtà. Purtroppo la musica d’autore sta pagando dazio, in quanto pochissime sono le possibilità di emergere; In una società esteta come la nostra se non corrispondi a certe dinamiche televisive e commerciali, non hai alcuna possibilità di fare della tua musica un mestiere; sono convinto infatti, che molti dei nostri cantautori, oggi, non avrebbero donato a noi i loro capolavori, semplicemente perché la loro statura, peluria, simpatia e normalità, non seguono i canoni di oggi.

Rimango comunque fiducioso, la gente sente da tempo la voglia di disintossicarsi; bisogna ritornare alla vera relazione umana! Così credo, che anche la musica di qualità ne trarrà vantaggio. 

 

 

Cosa provi quando scrivi?..insomma perché?

Il mio più grande piacere è donare un sorriso interiore. Appena finisco una canzone, e se piace, so che da quel momento non è più mia; questo credo sia il compito di chi scrive musica, e cioè donare, ma anche educare. Non conta l’ ”io” ma il “tu”, questo è ciò che mi ispira. Per me scrivere è un ossessione, una droga direi, ma è anche la mia ferita più grande, in quanto mette in evidenza la mia incapacità di crescere. Scrivo per dimenticare, per urlare, perché ho voglia di cantare anche se la mia voce sopporta un pacchetto al giorno! Scrivo, ma poi subentra la malinconia, la nostalgia dell’ispirazione…ecco credo che quest’ultima sensazione sia il motore vitale di chi ha deciso di scrivere canzoni d’autore. Scrivo per esorcizzare il pudore, una mia canzone mi fa essere nudo..alla gogna! Scrivo perché anche se conta il “tu”  (e qui mi contraddico) sono, anzi ritengo, che chi scrive musica è un grande egoista! Ma scrivo soprattutto perché… mi sento vivo!



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