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Giovanni Maria Block al Musicultura Festival XVIII Edizione

edizione:
in qualità di:
Concorrente - Semifinalista - ammesso alle Audizioni Live


Intervista
Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.

Perché hai scelto la musica?
Ero ancora piccolo quando ho iniziato e anche se i miei piedi non toccavano a terra quando sedevo al pianoforte, ad un certo punto, crescendo, ho dovuto chiedere a me stesso se era poi effettivamente la strada della musica quella che avrei voluto percorrere per il resto della mia vita; una scelta che non nego, mi ha spaventato e mi spaventa ancora, ma di cui non mi pento affatto.
È stato difficile: ho deciso di andare avanti, con grandi fatiche, con dedizione e grosso sforzo di auto-perfezionamento, naturalmente mai sottovalutando il valore dello studio.
Come ricompensa però ho ricevuto una cammino fatto di volti, vicende e di voci; per questo ho scelto lei, credo che sia questo ciò che la Musica, mi abbia principalmente concesso: il pubblico.
Perché non c’è, almeno credo, esperienza più bella per uno che fa questo di mestiere che quella di vedere la gente entusiasmarsi per le proprie produzioni; di sapere che ciò che si fa, che si crea, diventa poi di tutti quelli che lo desiderano nella loro vita e nelle loro storie.
Ho scelto la musica perché voglio viverla per chi la vive con me.

Cosa pensi della vita dei grandi della musica della canzone e del teatro?
Mi è difficile pensare a qualcosa di preciso, forse è anche impossibile. Basti guardare le movenze di Gaber, lo sguardo di De Andrè, il volto di Bill Evans o la rabbia di Carmelo Bene: solo con pochi di questi grandissimi esempi ci si rende conto che dietro ad un artista, ad un uomo che sceglie l’arte per esprimere se stesso, c’è sempre solitudine che cerca disperatamente di gridare a tutti il disagio del suo tempo. È l’arte la via di fuga, l’arte da vivere come emozioni che sfociano in forme a volte assurde e imprevedibili, altre complicate e apparentemente senza senso e altre ancora semplicemente perfette.

Come ti immagini nel futuro?
Vorrei avere le stesse piaghe sul volto di chi ha vissuto e sofferto e pianto e riso per la musica.
Vorrei avere per sempre sui miei vestiti l’odore del sipario. Vorrei continuare a camminare con accanto chi dall’inizio mi ha accompagnato su questa strada di note. Vorrei insomma cercare di essere ricordato per il mio piccolo contributo all’immenso mondo della musica.

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