Jang Senato al Musicultura Festival XIX Edizione
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Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.
Rappresentate un equilibrio perfetto, unendo la migliore classicità cantautoriale con l'urgente innovazione di una certa presenza elettronica. Come lavorate sui pezzi?
I punti di partenza sono sempre due: melodia e minimalismo, a costo di sacrificare certe possibilità virtuosistiche che qualcuno di noi sicuramente avrebbe, tutto è indirizzato al brano in sé, come per offrire ad esso vita propria; e niente dev'essere cerebrale o autoreferenziale. E' una specie di abnegazione per cui ciascuno di noi in un certo senso si annulla, rimanendo tuttavia se stesso, nella semplicità del pezzo. Ingenuità coltivata dunque, o se si preferisce una consapevolezza disposta all'innocenza, qualcosa tipo natura e cultura. Chiaro che tutto succede in modo estremamente spontaneo, quindi si tratta di osservazioni che possiamo fare immediatamente prima o immediatamente dopo aver suonato, mai durante.
Che valore credete possa avere, nella società odierna, la vostra musica (che ripropone il cantautorato italiano)?
Il cantautorato italiano ha una tradizione eccellente; da un po' di anni però, neanche fossimo una colonia, si cerca spessissimo di unire forzatamente la lingua italiana con tendenze melodiche d'oltreoceano che paiono sempre più "imposte" che "assimilate", con risultati che, almeno fin qui, ci sono sembrati molto deludenti. Non diciamo questo per tessere le lodi di una nuova specie idealista di orgoglio nazionale, fuori luogo in tutti i sensi, ma riteniamo che alla base di questo “fallimento” ci sia un problema linguistico ben preciso, che non stiamo a spiegare, ma che ha a che fare con elementi tipo la presenza più o meno marcata di sillabe tronche, etc.
Noi, dal canto nostro, ricerchiamo con amore la musicalità naturale delle parole.
Ascoltandovi si ha una sensazione di delicatezza e umanità, di una fragilità coraggiosa, in cui ci si mette a nudo con rara onestà... state raccogliendo consensi e premi ovunque. Vi spaventa tutto ciò?
Lo dicono in molti, e questo è molto piacevole e particolare, perchè in verità lavoriamo molto più di cesello rispetto alla media dei gruppi, tanto che all'inizio avevamo un po' paura che tutto risultasse artificioso. E' bello perchè può significare che ognuno di noi ha riflettuto con sufficiente umiltà sui propri mezzi e sui materiali che aveva a disposizione. Sono più di dieci anni che nel mondo dei suoni investiamo gran parte delle nostre forze, questa passione per la musica che per un verso ci ha salvato la vita, ci ha anche precluso l'accesso a possibilità lavorative più sicure, ha compromesso a volte i rapporti con le famiglie, con le fidanzate, con l'università e sicuramente, cosa sicuramente dolorosissima, con il denaro in generale; se adesso raccogliere qualche frutto ci spaventasse saremmo come minimo dei cretini. Quindi Avanti tutta!



