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Leo Pari al Musicultura Festival XVII Edizione

in qualità di:
Concorrente - Semifinalista - ammesso alle Audizioni Live


Intervista

Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.

Che tipo di musica fai?
Questa è una domanda alla quale trovo molto difficoltà a rispondere… Diciamo che la mia potrebbe essere definita “musica da camera”, in quanto viene per lo più realizzata nel mio studio casalingo, che si trova appunto in una “camera” di casa mia, oppure potrei semplicemente invitari ad ascoltare i miei pezzi e poi dirti “Ecco, faccio questo genere qui”. La verità è che trovo un po’ limitante dover mettere un’etichetta all’ispirazione; io attingo da diverse fonti e nelle mie canzoni c’è sempre un po’ di tutto quello che sto ascoltando, ma anche non ascoltando, in quella data fase della vita. Se poi vuoi a tutti i costi una definizione che sintetizzi il mio lavoro, posso dirti che faccio “urban po”, visto che bene o male rispetto (quasi) sempre la struttura della canzone, mescolandovi però tinte sonore più “di strada” come il rap, il reggae e l’elettronica.

Come vedi la situazione musicale in Italia oggi?
Hai presente uno scenario postatomico? È l’immagine più adatta che mi viene in mente per definire la nostra realtà discografica attuale. Il fatto è che escono pochi artisti supportati da un’etichetta in maniera sostanziosa e la maggior parte di queste novità propone della musica che ritengo offensiva per l’intelligenza delle persone; poi escono anche artisti bravi, talentuosi, che però le Major in un modo o nell’altro riescono a rovinare, mostrandone soltanto il lato più commerciale e semplice, dando così un orribile effetto flat. Ma sono convinto che di artisti forti, con cose da dire, in Italia ce ne siano ancora molti, come da nostra tradizione, solo che oggi è più difficile che ci si investa, perché come tutti sappiamo, i dischi non si vendono più o, meglio, si vendono meno.

Infatti come ben sai oggi è possibile scaricare dalla rete album interi appena usciti, senza spendere neanche un centesimo. Che ne pensi?
Prendimi pure per pazzo, ma io credo che poter scaricare album gratis dalla rete sia uno dei grandi privilegi della nostra era. Circola più informazione, più cultura, si trovano dischi rari, altrimenti irrepetibili. Io stesso condivido i miei 4 pezzi appena finiti di registrare su Emule, e sono felice di sapere che chiunque può scaricarli liberamente. Ricollegandomi a quello che ti dicevo prima, il fatto che si vendano meno dischi, in fondo, è un falso problema: basterebbe che gli artisti e soprattutto le case discografiche si rassegnassero a guadagnare meno, tutto qui. È un fenomeno contro il quale non si può lottare. Una cosa saggia da fare sarebbe invece incrementare l’attività live! Fare più concerti, quindi creare più strutture in tutta Italia per suonare dal vivo, organizzare mini tour di artisti esordienti, magari unendo 3 o 4 proposte nelle stesse serate… Perché vedi, una canzone si può scaricare da internet, ma l’emozione che può regalarti un bel concerto no.



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