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Veronica Marchi a Musicultura XXII edizione

edizione:
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Concorrente - Semifinalista - ammesso alle Audizioni Live


Intervista
Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si "auto-intervistano", per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni.

Se dovessi descrivere la tua musica in poche parole, quale useresti?
La mia musica è un racconto, una fotografia di me stessa e di quello che mi circonda. Tento da sempre di fissare nel testo e nella melodia quello che si imprime a sua volta nel mio essere. A volte ci riesco, a volte no. Ogni volta però compio un viaggio incredibile dentro ai miei limiti sia artistici che umani. Arte e vita per me sono la stessa cosa, e non dovrebbero mai essere slegate tra loro, queste due cose. Non significa “fare l'artista” ma tentare di esserlo, e di vivere l'arte sulla pelle, qualche volta pagando lo scotto di scelte sbagliate, perchè anche nella vita di ogni giorno si affrontano cose di questo genere. Così anche una canzone deve avere un aspetto vissuto, deve sapere di qualcosa, deve avere l'odore del giorno.

Che cosa conta di piu' in un brano, per te?
Un tempo avrei risposto il testo. Oggi dico un insieme di fattori. Una canzone non so mai da dove nascerà, potrei essere sorpresa ad averla tra le mani mentre cammino ma anche mentre sto proprio suonando. Tento di non cercarla a tutti i costi, e provo spesso fastidio se mi viene chiesto di comporre su commissione. Visionariamente, aspetto il momento. Sono molto produttiva, però. Ho periodi molto prolifici, mi piace scrivere tanto quanto mi piace mangiare. Le parole sono per me la solidità del brano, le radici da cui parte tutto il resto. Ma se questo “resto” non è solido allora non ci sono radici che tengano. Devono essere caratteristiche, quelle del brano, che danzano insieme armonicamente. Perciò quando scrivo non preferisco partire da una o l'altra cosa. Parto e basta.

Tra tutte le esperienze artistiche fatte dall'inizio della tua carriera, che cosa ricordi con maggiore risalto?
Incontrare forme d'arte diverse dalla mia è stato l'arricchimento maggiore. Non avrei potuto crescere e capire i miei passi se non li avessi confrontati con quelli di mondi paralleli e complementari al mio. Poi suonare con tanti musicisti diversi, molto diversi tra loro, mi ha donato tanto. L'esperienza di palco, iniziata a 14 anni con i miei primi concerti ogni settimana, mi ha concesso il privilegio di conoscere la mia voce in fretta e misurarmi con la comunicazione diretta con il pubblico.

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