Luigi Friotto

Classe 1981, abruzzese, Luigi Friotto si dedica a partire dal 2003 ai suoi spettacoli in acustico. Nel 2012 pubblica il primo singolo, “Silenzi da un temporale”, mentre il 2013 è l’anno del primo Concerto sull’Acqua: con 9 musicisti suona su una zattera nelle acque della Costa dei Trabocchi. È del 2015 l’EP “Lucernario”; del 2016 “Canto di passaggio”, singolo inciso e girato in una faggeta. A luglio del 2018 si esibisce alla Lanterna di Genova con lo spettacolo “Mirecah faro senza oscurità”.
Nel 2020 iniziano le incisioni della colonna sonora per la pièce teatrale “La Contesa”, l’anno successivo quelle del nuovo EP. Esce a luglio il singolo “Tutte le stelle dell’altro polo”.

L’esibizione


Il testo


Tutte le stelle dell’altro polo

«Quando mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enea la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopé far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi,
acciò che l’uom più oltre non si metta:
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.
“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte e ’l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ’l mar fu sovra noi richiuso».

Dal Canto XXVI (Inferno) della Divina Commedia