Stefania Vendramin

"Ieri"

Vincitore

Premio Città di Recanati

III Ed. - 1992

Il testo

I profeti di ieri hanno perso la voce e le forze,
i loro tronchi che prima eran querce ora son [vuote scorze;
le canzoni che ci hanno cantato fanno [un buffo rumore
cozzando contro le sacche scambiate [con le ventiquattrore.
Gli stessi che, con graffiante ironia, combattevano [il vizio
che hanno in molti di urtare chi sta ai bordi [del precipizio,
di camminare con disinvoltura sopra a chi è caduto,
sono passati dal tempo di marcia al tempo perduto.
Io non so se domani sarò dello stesso parere
o l’averli imitati mi avrà aiutato a capire
che non c’è lotta che non si concluda con una resa,
che di fronte agli attacchi del tempo non esiste difesa.
Come amici che per confidarsi hanno bisogno del vino
o sapori che trasportano un uomo a quando era [bambino
guardo ad ogni canzone grondante rabbia [e rivoluzione
come a una cosa passata e imminente come [una stagione
Perché non è con le armi, non è con le bombe e i cortei
che i tuoi pensieri di lotta saranno più veri dei miei
che non mi diversifico in niente, niente, tranne la voglia
di spiegare che il vero imbrogliato è solo l’uomo [che imbroglia.
Io non so se domani saprò darmi ancora ragione
o passerò il mio tempo a rimettermi in discussione,
se dei fiori che ora coltivo avrò solo le spine
o se il dolore del mondo intero finalmente avrà fine.
Ma i profeti di oggi non sono più quelli di ieri
e si affannano a riempire di vuoto i nostri pensieri:
lo so che forse non riesci a ballarla, questa canzone,
ma in fondo lo puoi benissimo fare in un’altra occasione
lasciandomi libera di non ignorare le altre persone