Storie tutte da ascoltare al Lauro Rossi

Emozione per emozione, esibizione dopo esibizione, il racconto delle Audizioni Live

LA SETTIMA SERATA

Ancora Musicultura, ancora Audizioni Live. Altri sei dei sessanta artisti selezionati in lunghi mesi di ascolto e altri brani da sfogliare come polaroid. La serata si apre con una performance caratterizzata da un suono elettronico che sembra venire da lontano. Sul palco c’è Went, cantautore pugliese che con il brano Tornare racconta il senso di estraneità che l’ha colto al ritorno a casa dopo una parentesi di vita a Londra. Idealizzami è invece una litania malinconica su un sottofondo di sassofono, chitarra, batteria e tastiera. Alla giuria confessa che ama spaziare tra pop, elettronica e jazz e sperimentare con la struttura armonica dei brani: «Ogni canzone – afferma – ha la propria stanza e io voglio creare una palette di colori sempre più variegata e ricca».

La seconda proposta è quella del nucleo P.d.C. – Poetica da combattimento, un progetto di teatro-canzone, o concerto poetico, che fonde suono e parola con gli oggetti più disparati, dagli «ombrelli bucati per ripararsi dai guai» a pezzi di ricambio di «gioia, anche usata». I brani Uno e zero e Vendo e compro nascono dalla parola, sulla quale, poi, i musicisti salernitani cuciono su misura, come sarti, un vestito musicale. Il loro obiettivo è far arrivare la poesia anche a chi non ha saputo apprezzarla prima.

È la volta di Irene Buselli, matematica di giorno, musicista di notte. La cantautrice genovese si presenta alle Audizioni Live con i brani Un dolore banale e Così sottile. Il secondo è dedicato alla sua voce, che in passato ha spesso creduto, appunto, «troppo sottile per essere ascoltata». In risposta alla domanda sul rapporto tra le sue due più grandi passioni, afferma che «sia la matematica che la scrittura servono per andare al fondo delle cose in modo analitico e risalire alla loro essenza».

Direttamente da Palermo arriva sul palco del Lauro Rossi gaberlover, classe 2003. Coi brani originali e provocatori ANARCHICA E FIGA e Tramamaro ha cercato di intercettare tutta la disillusione e la tristezza della sua generazione. Tra un’esibizione e l’altra spiega che la sua musica parte da un processo di decostruzione di sé e dall’urgenza di esprimersi con coraggio, spontaneità e grande inventiva.

Si continua con feeda, cantautrice salernitana che esegue Fanculo i fiori e Quinto piano, due brani indie-pop con contaminazioni elettroniche. Dopo l’esibizione afferma che la sua è una scrittura istintiva e personale che recupera emozioni fra i ricordi e poi le trasforma in suoni. Il vestito migliore che indossa sul palco è la verità che traspare limpida attraverso la sua voce.

La serata si conclude con Andrea Di Donna, che con i brani Fulmine e TMFI (“tu mi fai impazzire”) si muove sul palco con un’energia coinvolgente e una foga espressiva ispirate al mondo anglo-americano. Dice infatti di avere un’orchestra nella testa, che sul palco si trasforma in un movimento incontenibile. Per lui il concerto ideale è quello che non finisce mai, in cui il pubblico non vede l’ora di alzarsi per ballare.

Segue lo scrosciare di applausi che fa salire e scendere all’impazzata i decibel dell’applausometro. Questa sera a riscuotere il maggior successo in sala e su Facebook è proprio Andrea Di Donna. Va a lui il Premio Banca Macerata, consegnato da Leonardo Lucinato, consulente finanziario dell’istituto di credito, e dall’Assessore allo sport, turismo ed eventi di Macerata, Riccardo Sacchi. Stop.


L’OTTAVA SERATA

E di nuovo play per un’altra serata di spettacolo, l’ottava. La prima protagonista di questo appuntamento è Bianca Frau, cantautrice sarda trapiantata a Bruxelles. Molteplici le sfaccettature musicali e stilistiche che restituisce con Cosa resta e Va tutto bene, brani in cui mescola la sua formazione jazz con sonorità elettroniche, alternando momenti canori senza accompagnamento musicale ad altri con la tastiera. Dopo l’esibizione spiega alla giuria che attraverso la musica riesce a esprimere delle emozioni tenute dentro per un lungo periodo della sua vita.

È il momento di PORCE, progetto nato solo due anni fa quando Emiliano Porcellini, classe 1974, ha riscoperto la sua vecchia passione per la musica. L’artista esegue La fine della festa e Cardiosentimentale, due pezzi energici, su una base di chitarra elettrica e batteria, caratterizzati da forte intensità e sound rock. Alla giuria dice di non essere abituato a comporre canzoni d’amore, ma di aver cambiato idea grazie alla figlia, che da bambina usava la parola “cuordamor” per esprimere il concetto di bellezza: è così che è nato il suo secondo brano.

Il terzo a esibirsi è fil, cantautore torinese di nascita e canadese d’adozione che ama comporre in maniera spontanea e istintiva, unendo il jazz al pop e all’elettronica. Il brano attore comincia con un suono dolce e un ritmo lento e pian piano accelera con l’intervento di chitarra, tastiera e batteria. Dopo l’esibizione rivela che nella sua musica cerca sempre di inserire qualcosa che «risuoni con la sua anima», come in Cupido è morto, canzone dedicata a un amore finito.

Spazio a Pit con i brani Tera e Indelebile, leggeri nel sound e profondi nel significato. Per descrivere gli alti e bassi della vita, l’artista milanese usa la metafora dell’ascensore che scende giù per poi risalire. «Per me scrivere canzoni è come chiudere il capitolo di un libro e iniziarne uno nuovo», afferma dopo l’esibizione. Così è stato, infatti, nel suo percorso musicale, cominciato per strada all’età di 16 anni e ora approdato sul palco di teatri come il Lauro Rossi.

La quinta esibizione è quella del duo The Snookers, in grado di passare dallo stile rock energico di Rabbia al registro più intimo e riflessivo di Guai. Alla giuria Anita Maffezzini e Federico Fabani raccontano di aver iniziato a scrivere in inglese per imitare i loro idoli, e di essere passati poi all’italiano per esprimersi in maniera più diretta.

Chiude le esibizioni Sandro Barosi, giovane che, come un moderno cantastorie, con la sua musica vuole trasportare gli ascoltatori in un mondo fatto di luoghi della sua vita e racconti delle sue esperienze. Il primo brano, Venezia di sera, è dedicato alla città dove ha studiato e vive attualmente. In Calvatown, invece, a diventare protagonista è Cremona, il posto in cui è nato. È sulle note di questo pezzo dalle sonorità folk che l’artista si scatena liberando tutta la sua energia.

E quell’energia colpisce il pubblico, che lo premia come artista più apprezzato della serata con la Targa Banca Macerata. A consegnarla sono Sabrina Cruciani, Direttrice della filiale di San Severino Marche di Banca Macerata, e Antonio Bravi, Sindaco di Recanati.